08 giugno 2006 00:00

A giudicare dai risultati dell’ultimo esercizio, le idee non vi mancano. Lizzie Da Vail, per esempio, sta scrivendo un romanzo su “due donne che s’incontrano in una casa di riposo per anziani e scoprono che alla nascita erano la stessa persona”.

Sono veramente curiosa di sapere come farà l’autrice a sviluppare un argomento del genere. Un altro riassunto che promette bene arriva da Blockhead: “Il mio romanzo parla di un uomo che scopre un giovane nordafricano nascosto nel suo appartamento di Londra, due ore dopo che la capitale britannica è stata colpita dalla serie di attentati suicidi. Il protagonista deve decidere come comportarsi con l’intruso, se consegnarlo alla polizia o credere ai suoi proclami d’innocenza e aiutarlo”.

Sembra la trama di una di quelle pièce teatrali un po’ claustrofobiche, in cui due personaggi si affrontano nel chiuso di un appartamento in un crescendo di tensione e violenza. Ma il vantaggio di sviluppare un’idea simile sotto forma di romanzo è che si può portare il lettore fuori della casa per mostrargli le scene di caos nelle strade (un contrasto interessante con la tensione strisciante dell’interno). Si possono anche inserire dei flashback sulla vita del nordafricano, in modo da rivelare fatti che l’altro personaggio ignora.

Anche Emma Pi ha raccontato la storia di due personaggi chiusi in una relazione esclusiva: “Una donna di 57 anni deve prendersi cura della madre: una persona autoritaria, prepotente e astiosa che non accetta di farsi aiutare da nessuno se non da lei”. Questa situazione rischia di avere degli sviluppi tragici: “La figlia, nonostante lavori lontana da casa, si trova così costretta a far da madre a sua madre. Prima lo fa per dovere, poi per attutire i suoi sensi di colpa. Infine scopre di amarla al punto da chiedersi se non sia giusto aiutarla a morire”.

Come abbiamo appena visto, elaborare un’idea fino a farla diventare una trama significa spesso creare un dramma, anche se questo non vuol dire per forza raccontare una vicenda piena di azioni clamorose o colpi di scena spettacolari.

Bruni Hasting ha scritto di un’idea ambientata in un piccolo villaggio che, potenzialmente, è molto interessante e vicina a quel genere di commedia leggera in cui gli inglesi sono maestri: una signora partecipa a una trasmissione televisiva statunitense raccontando alcuni fatterelli sull’eccentrico paesino. Suo marito e gli altri abitanti sono fieri di lei finché, sull’onda del successo televisivo, nel villaggio approda una faraonica troupe cinematografica.

Bene, e adesso? Avete un’idea – o anche un’intera collezione di idee – per il vostro romanzo. Ma da dove potete cominciare per darle una forma compiuta? Come potete arrivare a buttare giù trecento cartelle di prosa fluente? Chi di voi ha già una trama, può iniziare a riflettere su come organizzarla in capitoli e cominciare a scrivere qualche riga su ciò che succede in ognuno di essi.

Invece tutti quelli che hanno delle idee a uno stadio meno sviluppato devono inventarsi ancora altro materiale prima di dargli una forma coerente. La maniera più semplice per farlo è attraverso lo sviluppo del personaggio.

Se cominciate a farvi delle domande sui vostri personaggi (da dove vengono, da quali motivazioni sono mossi), gli sviluppi dell’intreccio verranno da soli. Non bisogna usare per forza tutto il materiale che vi viene in mente, anche perché probabilmente tante cose non saranno adatte al libro che state scrivendo. Perciò, a prescindere dal metodo che adotterete, dovete rassegnarvi al fatto che molte delle vostre trovate finiranno nella spazzatura.

Adesso prendete il protagonista (o uno dei protagonisti, se sono più d’uno) e scrivete una sorta di suo curriculum vitae: data e luogo di nascita, grado di istruzione, provenienza dei genitori. Scrivetelo sotto forma di appunti e non state a preoccuparvi su cosa vi servirà effettivamente per il romanzo. Dovete semplicemente buttare giù il maggior numero possibile di caratteristiche essenziali.

Poi mandatemi questo curriculum nella forma che preferite: delle annotazioni, un paragrafo di prosa o delle brevi presentazioni come quelle che avete scritto per i personaggi stranieri o storici. Non è importante, l’unica cosa che voglio sapere è chi sono i vostri protagonisti.

Per concludere, mi auguro che non abbiate niente d’importante da fare nelle prossime dieci settimane. In caso contrario, disdite gli impegni o rinviateli. La prossima settimana vi spiegherò perché.

Internazionale, numero 645, 8 giugno 2006