09 novembre 2006 15:58

Cos’è che non va nella frase: “Rabbit Angstrom trotterellava lungo il vicolo portando la giacca come una busta”? La prima volta che l’ho letta sono rimasta sconcertata. Ho pensato: ma le buste non indossano giacche!

E poi ho capito: l’autore vuol dire che Rabbit tiene la giacca in mano nello stesso modo in cui terrebbe una busta. Però una giacca pesa ed è di tessuto, mentre le buste sono sottili e fatte di carta. E poi, c’è davvero un “modo” di portare questi due oggetti?

Be’, dipende dalle dimensioni e dalla forma, se piove o se c’è il sole. Ma quando si tratta di metafore e similitudini, John Updike (perché la citazione è sua) sembra una mitraglietta: ne spara a raffica sperando che qualcuna vada a segno. Quelle azzeccate sono molto belle, però bisogna digerire una marea di sciocchezze prima di trovarne una che funzioni.

Prendiamo quest’altra frase di Updike, in cui descrive un novello sposo, in piedi davanti all’altare, mentre sbircia la sposina al suo fianco. “Egli notò il nero bagliore delle sue ciglia”: è un’immagine bellissima che, al tempo stesso, lascia un ampio margine di ambiguità sui sentimenti del neomarito.

La frase sulla giacca portata come una busta invece non aggiungeva niente sui sentimenti o sulle azioni di Rabbit. Era solo una forma di autocompiacimento sterile, un sottinteso “guardate come scrivo bene!”. Ernest Hemingway diceva: “Se nel vostro libro c’è qualcosa che vi sembra particolarmente bello, fatelo fuori”.

Molte delle metafore che mi avete mandato danno l’idea che abbiate cercato di strafare; per esempio, quelle che si dilungano su più frasi rischiano di diventare troppo complicate. Bob Egg, però, ne ha scritta una che funziona: “La stanza da letto di Billy era esattamente quello che il nome diceva: una stanza e un letto. In realtà, a ripensarci, era piuttosto una stalla”, e poi prosegue spiegando perché.

Tuttavia, le metafore migliori sono quelle brevi e mirate, come quella che mi ha spedito AJS. “Niccolò aveva l’argento vivo addosso sia nella rapidità dei gesti sia nel carattere. Era un amico pericoloso”. Le metafore possono riguardare anche i verbi, come dimostra quella di Mud: “Le zanzare gli frizzavano intorno alla testa”. Basta il verbo giusto usato in senso metaforico per ottenere un risultato efficace, nonostante la frase sia molto semplice.

Funziona bene anche una similitudine buttata lì quasi per caso, per esempio questa di Claudia: “‘Hai visto la ragazza con cui esce tuo fratello? È carina’. Mia madre era alle prese con un’anemica palla di pasta, il tavolo tremava e la farina si sollevava come uno schizzo d’acqua quando si lancia un sasso in mare”. È un’immagine buttata lì quasi per caso, che funziona perché non è affatto ostentata.

Per quelli che mi hanno chiesto quale sia la differenza tra una similitudine e una metafora, la risposta è facilissima: nel primo caso si tratta di un semplice paragone che usa i termini “come” o “come se”.

La metafora, invece, è “una figura retorica che consiste nel trasferire il significato di una parola o di un’espressione dal senso proprio a un altro figurato che abbia con il primo un rapporto di somiglianza”. In entrambi i casi abbiamo a che fare con un linguaggio metaforico: i romanzieri alle prime armi ne fanno spesso largo uso, convinti che li renda più “scrittori”.

Attenti però: il linguaggio metaforico è pericoloso. Se lo userete con cognizione farà faville; in caso contrario, vi potrà esplodere tra le mani. E questa era una metafora che funziona solo a metà.

Sullo stile ci sarebbe ancora tanto da dire, ma ormai siamo a tre quarti del cammino e ci sono altri aspetti tecnici che difficilmente riusciremo a toccare: i dialoghi, la struttura, i passaggi esplicativi.

La lista è infinita. Comunque, per organizzare meglio il tempo ancora a nostra disposizione, vi darò un esercizio molto semplice: ritagliatevi almeno una mezz’oretta tutta per voi, quindi prendete il materiale per il vostro libro o, in alternativa, qualsiasi cosa su cui abbiate lavorato quest’anno. Rileggete alcuni brani e chiedetevi qual è la parte che ha richiesto lo sforzo maggiore.

Qual è l’aspetto tecnico che vi lascia più perplessi o vi mette più in difficoltà? Poi mandatemi i risultati e nelle prossime settimane cercherò di rispondere al maggior numero di quesiti, oltre ad affrontare tutti i punti che ancora ci restano da chiarire.

Internazionale, numero 667, 9 novembre 2006