Dal film Star wars VII - Il risveglio della Forza.

J.J. Abrams riporta a casa Star wars

Dal film Star wars VII - Il risveglio della Forza.
16 dicembre 2015 12:36

Dopo anni di attesa, esce oggi Star wars – Il risveglio della Forza, diretto da J.J. Abrams. La storia riprende da dove l’avevamo lasciata con Il ritorno dello jedi nel 1983. Avvertenza: qui NON ci sono spoiler.

Cos’è. È il settimo capitolo della saga di Star wars, concepita da George Lucas negli anni settanta, realizzata dalla sua Lucasfilm tra il 1977 e il 1983 per i primi tre episodi, che nella cronologia della storia sono gli episodi IV, V e VI, e poi tra il 1999 e 2005 per gli episodi “prequel” I, II e III. Questo capitolo è il primo dopo che la Lucasfilm è stata comprata dalla Disney; la direzione di tutto il progetto è nelle mani di J.J. Abrams, già autore del nuovo corso di Star Trek.

La storia si svolge qualche decennio dopo gli eventi raccontati nel Ritorno dello jedi, e per ammissione di Abrams ignora completamente gli elementi inseriti negli episodi prequel. Oltre agli attori e ai personaggi storici, nel film ci sono nuovi protagonisti: Daisy Ridley nella parte della cercatrice di rottami Rey, John Boyega in quella del soldato disertore Finn, Oscar Isaac, che è il pilota della resistenza Poe Dameron, e Adam Driver nel ruolo del perfido Kylo Ren. La sceneggiatura è di Lawrence Kasdan, che scrisse nel 1980 il secondo impeccabile L’impero colpisce ancora, di Michael Arndt (Little miss sunshine) e dello stesso J.J. Abrams. La colonna sonora è di John Williams e la fotografia è di Dan Mindel. Il montaggio è delle collaboratrici fisse di Abrams, Maryann Brandon e Mary Jo Markey.

Com’è. Un po’ per colpa della tecnologia degli effetti speciali di quegli anni, un po’ per la strana direzione infantile e ricreativa che Lucas aveva pensato dovesse prendere la saga, gli episodi I, II e III di Star wars avevano dato forma a un mondo stupidino e pesante, pieno di personaggi inconsistenti e complicazioni senza senso. Il risveglio della Forza rifonda la saga di Star wars, basandosi sul rispetto per gli elementi che hanno costituito la trilogia originale.

Come in ogni epica che si rispetti, ci sono eroi che si scontrano per far prevalere valori in contrasto tra loro: storie di sangue, di amore e di amicizia che si incrociano con il destino di popoli e nazioni. A scontrarsi sono i due lati della Forza, quello luminoso e scintillante contro quello oscuro e rapace. Anche dal punto di vista visivo, il film segue lo schema della trilogia classica, con le ambientazioni dei pianeti che rimandano più a un mondo avventuroso e fantastico, mentre le parti più tattiche e militari delle astronavi e delle plance di comando ricordano il cinema di guerra e i suoi generali in divisa.

Nel classicismo della serie rientrano anche i mezzi volanti, modellati a suo tempo da Lucas sui caccia della seconda guerra mondiale: continua a non esistere alcun riferimento a elicotteri o mezzi simili capaci di stare fermi a mezz’aria. In un contesto spesso vicino al melodramma, non manca nei dialoghi e nelle azioni quel tono lieve e scattante, erede della commedia sofisticata, che ricorda il miglior Spielberg.

Il cast recita in maniera impeccabile, e nella personalità fisica del nuovo droide BB-8 si nota un tocco che viene sia della tradizione Lucasfilm che dall’esperienza Pixar. È chiaro come tutti gli effetti speciali non siano mai l’origine di un’idea estetica o drammaturgica, ma siano usati con ancora più discrezione di quella cui siamo abituati oggi. Pur essendo un film di rifondazione della saga, costretto a stilare da capo tutta la grammatica di Star wars, Il risveglio della Forza è coinvolgente, leggero, privo di tempi morti e straordinariamente equilibrato.


Perché vederlo. Quando negli anni settanta Lucas cominciò a lavorare a questa storia di galassie e principesse, gli altri giovani registi dell’epoca, cioè la prima generazione di cineasti che avevano studiato cinema all’università, i giovani che avrebbero risollevato l’industria in crisi, lo prendevano un po’ per pazzo e un po’ per sfigato. Ma il suo progetto, quello di unire Omero e Méliès, epica e cinema della fantasia, era tra i più ambiziosi: film popolari, avventurosi, morali, giganteschi nella stazza, che contenessero elementi di qualsiasi genere classico (gangster movie, commedia sofisticata, film di guerra, peplum) e parlassero a diverse generazioni con personaggi originali.

Lucas ci riuscì in maniera magistrale nei primi tre film, e ingolfò l’immaginario pop di pupazzi, astronavi, personaggi, scene, battute, ammiragli pesce che dicono “È una trappola!”, cattivi vestiti di nero che rivelano al loro nemico giurato “Io sono tuo padre”. L’alchimia di questa saga è sfuggita al suo autore dopo gli anni ottanta, e gli episodi prequel sono diventati importanti solo per una ragione, oltre al loro senso economico: tradire il pubblico della saga e proiettare una eventuale ricostruzione di Star wars nella sfera delle imprese titaniche e potenzialmente epocali.

Star wars Il risveglio della Forza è insieme un’opera d’arte pop e una promessa mantenuta. Ciascuno può decidere se vederlo per la sua bellezza intrinseca o per la sua ortodossia, per la cura dei dettagli o per i nuovi snodi della trama, per la recitazione degli attori o per la coerenza degli ambienti con quello che abbiamo stampato nella memoria, per il modo in cui i protagonisti nuovi scoprono il mondo o per come i vecchi non hanno niente delle comparse. Si può anche decidere di godersi questo film per tutto quello che è, cioè un prodotto culturale gigantesco che contiene emozioni, guerre, trabocchetti, speranze, morte, salvezza, amore e tradimento, e allo stesso tempo una conferma del fatto che si possa fare questo cinema grandioso e popolare, senza metterci una sola sciocchezza, una faciloneria, una capriola in più per nascondere un’idea in meno.

Perché non vederlo. È lecito non essere interessati al fantastico, all’epica, a quello che vanno a vedere tutti, alla storia di Hollywood, all’azione, alle storie d’amore, ai racconti di cappa e spada, ai prodotti culturali imponenti e al loro impatto sull’immaginario. Ma in genere se si ama stare al cinema, e non si ha bisogno di dare corpo a qualche strana forma di posizionamento culturale fuori tempo massimo, si va a vedere Star wars anche solo per farsi un’idea.

Una battuta. È tutto vero.

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