15 giugno 2016 20:24

Le conferenze di presentazione che precedono l’apertura dell’E3 sono una bella fetta di quello che di nuovo si vedrà alla fiera. E infatti nelle giornate di domenica e lunedì qui a Los Angeles si sono capite le direzioni strategiche di molti dei più grandi editori del settore. Le conferenze sono, come sa bene Apple, momenti fondamentali. Sono state cinque, e ve le racconterò brevemente in ordine di efficacia, lasciando molto spazio ai video.

Ea

L’editore di Fifa, di tutti i giochi legati al marchio Star Wars e molto altro comincia per primo, al teatro The Novo, alle spalle dello Staples center. La conferenza di domenica è la prima delle cinque, ed ha come momento topico l’arrivo sul palco di José Mourinho, solita aria simpaticamente strafottente, che presenta la nuova sezione contenuta in Fifa 17, una modalità narrativa in cui si vestono i panni di una giovane promessa del calcio che deve crescere fino a diventare un campione meritevole di cotanto allenatore.


La quota di giochi bellici in prima persona, che Ea ha sempre in repertorio, è rappresentata da Battlefield 1, ambientato durante la prima guerra mondiale. Il gioco sembra davvero notevole graficamente, ma la prima guerra mondiale è complicata, piena di trincee e attese, e quel poco che si è visto non è sufficiente a capire se si vedrà davvero una guerra diversa, oppure qualcosa di uguale al solito con armi e divise più antiquate. Tutti i giochi Ea questa volta sono realizzati con il motore Frostbite, uno dei migliori in assoluto. Per questo anche Fifa quest’anno sarà molto diverso rispetto alle edizioni precedenti, ma in che modo non si sa.

Altro bellico in prima persona, Titanfall 2, ambientato in un futuro pieno di macchine e armi avveniristiche, sarà soprattutto un gioco multigiocatore, ma questa volta ha anche una storia individuale e non è più un’esclusiva Xbox. Sembra ben fatto, ma non si sa quanto sarà diverso dal primo capitolo, che stancò presto.


Il titolo più atteso è il nuovo Mass effect, annunciato da secoli, di cui Ea mostra solo scampoli e dietro le quinte. Si chiama Mass effect Andromeda e potrebbe essere stupendo, ma chi può dirlo? Per ora è molto decorativo, di più non si sa.

Dopo il successo del piccolo gioco indipendente svedese Unravel, uscito l’anno scorso con reazioni entusiastiche da parte di tutti, Ea vara una sezione dedicata ai giochi dei piccoli studi indipendenti. Si chiama Ea Originals, e contiene per esempio questo Fe , sviluppato da Zoink, un piccolo studio di Göteborg. È un gioco con un’estetica interessante imperniato sul suono, e sembra promettente.

Insomma da Ea si vedono le solite miniere d’oro sportive, Fifa e Madden (sul football americano) e quasi nient’altro. Dei titoli legati a Star Wars s’intravedono filmatini fumosi di gente al lavoro, senza capire cosa facciano di preciso. Nel complesso questa conferenza ha un ritmo intollerabilmente lento, ed è troppo sparagnina sia nei contenuti di ciò che uscirà quest’anno, come Battlefield 1 e Titanfall 2, che dei titoli previsti per il 2017.

La fila per assistere alla conferenza di Ubisoft all’Orpheum theater di Los Angeles, il 13 giugno 2016. (Matteo Bordone)

Ubisoft

Quelli di Ubisoft sono sempre i più bravi. Di solito la loro è la migliore presentazione in assoluto. Ma questa volta, forse per il nervosismo legato al loro trentesimo compleanno, tengono la gente seduta per due ore ad annegare nella noia. Aisha Tyler, la presentatrice che da anni gestisce l’evento con il suo stile elegante e spigliato, fa di tutto per dare ritmo all’offerta, ma nemmeno lei ce la fa.

La conferenza Ubisoft è come sempre allo storico Orpheum theater, sala cinematografica lussuosa costruita nel 1926, una delle perle di Downtown Los Angeles, il quartiere storico un tempo marcissimo che ora si sta lentamente risollevando.


Si comincia con Tom Clancy’s ghost recon wildlands, titolo di combattimento in terza persona ambientato in Colombia, dove la squadra di giocatori deve sconfiggere i cartelli della droga in scenari straordinariamente aperti e duttili rispetto alle strategie più diverse. Sembra uno dei giochi migliori all’orizzonte.

In anni di Assange e Snowden, Ubisoft, forse l’editore più attento a inserire nei propri giochi elementi chiave della contemporaneità, ribatte il tema con il seguito di Watch Dogs. In Watch Dogs 2 ci si muove a San Francisco, nella patria della cultura digitale, e ci si mischia a un’associazione libertaria, versione ludica di Anonymous, che punta a smascherare i poteri politico-economici che stanno dietro al senso di futuro incarnato dalle tecnologie di condivisione di ogni aspetto della nostra vita. Il tutto passa da una grafica scintillante, più calda e luminosa di quella del primo capitolo ambientato a Chicago, con un nuovo protagonista, l’afroamericano Marcus Halloway, e una fluidità che il primo capitolo non conosceva.

Parker e Stone, i due autori di South Park, salgono sul palco per presentare la loro nuova creatura, che in originale si chiama South Park. The fractured but whole, un gioco di parole abilmente tradotto nell’edizione italiana con South Park. Scontri di-retti: una parodia del mondo hollywoodiano dei supereroi, in cui si ferma il tempo con la flatulenza. Detta così sembra ovviamente una cretinata, ma questo vale per qualsiasi trama di South Park che si racconti.

La presentazione del videogioco South Park. The fractured but whole all’Orpheum theater di Los Angeles, il 13 giugno 2016. (Matteo Bordone)

Interessante il consueto nuovo capitolo del gioco di guida acrobatica a scorrimento Trials (quello che noi in Italia chiamiamo trial), che questa volta si intitola Trials of the blood dragon. Promette bene anche il piccolo Grow Up, un po’ a cavallo tra Wall-E e Super Mario Galaxy.

La parentesi Vr è una delle più tediose. Sul palco sale anche Palmer Luckey, il nerd di 23 anni che ha venduto Oculus a Facebook per due miliardi di dollari, ricco quanto goffo. Insieme ad altri gioca a un rubabandiera per aquile con visori per realtà virtuale, Eagle flight Vr , il tipico caso in cui è evidente una delle difficoltà della realtà virtuale: chi indossa il visore sembra scemo (Palmer Luckey in particolare), e in genere l’esperienza è molto difficile da condividere con chi non sta partecipando. Anche Star Trek. Bridge crew Vr, che permette a una squadra di giocatori di pilotare una nave spaziale muovendo delle leve, sembra una simulazione di ufficio postale dello spazio.

For honor, già presentato l’anno scorso, racconta le battaglie tra eserciti medievali nemici, con combattimenti corpo a corpo, sia in modalità narrativa che di battaglia multigiocatore. Sembra ben fatto, anche se forse un po’ pesante con rischio tedio.


Il tutto finisce con un titolo nuovo e molto ambizioso , il contenitore di sport spericolati di montagna Steep, ambientato sulle alpi. È il tipo di gioco che nessuno si mette a fare, se non Ubisoft. Conoscendoli, sono anche capaci di farlo talmente bene da farlo funzionare, nonostante sia molto diverso anche dalla cosa che più gli si avvicina, cioè Ssx di Ea dedicato allo snowboard.

La conferenza, dopo essersi aperta con un balletto di pupazzi e il più sincero ricordo delle vittime di Orlando visto finora, si chiude con dei coriandoli dorati sparati sulla gente. Conoscendo Ubisoft, si sono rappresentati molto peggio di come sono veramente. Ma a parte Steep, Watch dogs 2, Just dance e qualche piccola cosa, l’offerta più solida è tutta spostata al 2017. Si sente la mancanza di molte classiche proprietà intellettuali Ubisoft, come Rayman, i Raving Rabbids, Far cry o Assassin’s creed, di cui però a Natale uscirà il film con Michael Fassbender come protagonista.

Bethesda

Quelli di Bethesda sono i veri nerd come ve li immaginate. Fanno giochi da nerd e li fanno con grande cura. La conferenza è lontana mille miglia dalle altre, anche fisicamente organizzata in un capannone molto lontano da Downtown, meno empatica nell’approccio, meno figlia di Steve Jobs e più concentrata a mostrare con umiltà tanti titoli per cui un pubblico vasto ma non così casual dà fuori di testa. Eppure niente annoia, la sostanza c’è e tutti sono contenti.

Doom ha inventato gli sparatutto in prima persona, e la sua nuova edizione è uscita un mesetto fa con enorme successo: una perla di equilibrio tra il ritmo dell’originale e una qualità tutta nuova.


Poi c’è Quake champions, la risurrezione dell’altro pilastro del genere, annunciato con esplosione di giubilo tra il pubblico. Sarà un gioco soprattutto votato agli scontri multigiocatore, e probabilmente godrà di una rigorosa selezione all’ingresso, nel senso che se non te la cavi molto bene in arene come queste rischi di durare tre o quattro secondi. Per il futuro c’è Prey, horror fantascientifico di cui si è visto poco ma si è apprezzato molto. Oltre alle espansioni e novità collaterali legate a Skyrim e Fallout4, il fulcro della conferenza è stato Dishonored 2, ambientato in una città steampunk mediterranea che si chiama Karnaca, un po’ Istanbul e un po’ Palermo.

Xbox

Microsoft negli ultimi anni ha sbagliato e sofferto molto. La sfida con Sony è stata sempre persa. Ma finalmente l’azienda di Office si riprende e presenta una serie di mosse precise, chiare, che vanno in una direzione molto comprensibile: la fine del divario tra console e pc. Non solo, ma lo slogan “beyond generations”si riferisce alla auspicata fine delle generazioni di console. Negli anni a venire si andrà verso giochi dalla qualità grafica scalabile a seconda della piattaforma, come succede da sempre per i pc, e non ci saranno più modelli che impongano di ripartire da capo ogni tot anni. Microsoft, che a differenza degli altri ha tutto il mondo Windows su cui fare sponda, avvicinerà i due universi fino a farli combaciare. Nella conferenza, tenuta al solito al Galan center, è stato detto con chiarezza e precisione: già da ora i server e i salvataggi saranno gli stessi, indipendentemente che si giochi con una Xbox o un pc (con Windows).

La conferenza parte con la presentazione della nuova console, finalmente elegante, pulita, economica (299 euro) e senza il trasformatore più brutto di sempre. È una PlayStation travestita da iPhone, ma è bella: anche ispirarsi così bene agli altri non è scontato. Alla fine si parlerà di Project Scorpio, una console molto potente che permetterà di far girare qualsiasi titolo in 4K, anche in Vr; se vogliamo, è un computer da gioco dalle specifiche tecniche impressionanti, ma costruito come console.


Anche Microsoft ha i suoi indipendenti, ID@Xbox, fra i quali ci sono titoli molto interessanti. Citerei il cartone anni trenta Cuphead e l’avventura speleologica Below. Per il resto ci sono soprattutto titoli muscolari nella tradizione di Xbox, cioè giochi molto maschili, molto americani, molto ben fatti e mai troppo stupefacenti.

Si comincia con Gears of war 4, il gioco più testosteronico di sempre, che stupisce con una protagonista donna. Poi c’è Forza Horizon 3, nuovo capitolo forse un po’ opaco dello storico gioco di guida Xbox. ReCore è un’avventura che vede protagonista una squadra che unisce elementi umani, animali e robot: stupendo nel concetto e nell’estetica, meno forse nel gameplay. Infine la simulazione multigiocatore di nave dei pirati, Sea of thieves, dello storico studio inglese Rare, promette un certo spasso tra Caraibi e colpi di cannone.

Playstation

La conferenza di PlayStation non ha niente a che vedere con il resto. Per il primo anno si tiene allo Shrine auditorium, la sala costruita negli anni venti ispirandosi all’immaginario orientalista dalla confraternita di beneficienza degli Shriners (di cui la “Loggia del leopardo” di Happy days era la parodia). Eccola la conferenza per esteso o in versione breve.

In sala c’è un’orchestra che suona le colonne sonore dei giochi dal vivo, mentre per un’ora e mezza si vedono pochissime parole, niente strategia, niente numeri e statistiche, soltanto giochi ed eleganza. Sony per fortuna prosegue con la linea di questi anni: puntare sempre alla diversificazione del mercato, alla moltitudine di toni, di generi e sensibilità, accogliendo in questa massa ovviamente anche il mainstream, ma preoccupandosi di spingere soprattutto il resto. E infatti in un contesto così ampio e diversificato, anche il nuovo capitolo del truce God of war, ormai lontano dall’ambientazione del mito greco, ha una profondità inaspettata.


David Cage, l’autore francese dedito all’ibridazione tra cinema, videogiochi e sliding doors, dopo Heavy Rain e Beyond presenta Detroit. Il trailer sembra anche stupendo meglio del solito. Fumito Ueda, uno dei maestri più personali e meno prolifici dell’industria, finalmente a ottobre uscirà con il suo The last guardian, gioco atteso da anni, lirico come pochi, fatto tutto di relazioni emotive tra i personaggi.

Tra i tanti giochi di questi anni dedicati a un’umanità finita che deve trovare la forze di rinascere, Horizon zero dawn dello studio olandese Guerrilla lascia senza fiato per fluidità e plasticità di gioco ed estetica. In un mondo sofferente in cui le macchine hanno preso il sopravvento, si riparte dall’arco e dalle frecce per combattere creature ibride tra la tecnica e la natura. La quota di terrore è assicurata da Resident evil 7, mentre Days gone sembra figlio di due rari casi di lirismo legato agli zombi, il videogioco The last of us e il film World war Z.

In autunno uscirà PlayStation Vr, e Sony annuncia cinquanta titoli Vr al lancio. PlayStation sta facendo con la realtà virtuale quello che Toyota ha fatto con l’alimentazione elettrica: mentre gli altri aspettano di capire come fare o propongono scelte complesse per costo e implementazione, loro escono con una piattaforma ibrida, graficamente meno definita dei giochi attuali, ma funzionante, economica, esistente. Non saranno tutti giochi giganti, ma per ora è il caso di segnalarne tre notevoli tra quelli visti: Star Wars Battlefront. X-wing Vr mission, cioè una battaglia con un caccia x-wing vissuta dalla cabina del pilota; il meraviglioso e metafisico titolo polacco Bound, di cui riparleremo presto; il vecchio classico della techno videoludica Rez, che rivive in versione virtuale e fa muovere sia la testa che il piedino.


Sul finale, per ribadire la vocazione al videogioco inteso come spazio della possibilità, e non solo binario dove collocare i vagoni dei soliti generi di successo, compare sul palco Hideo Kojima, praticamente la più grande rockstar di questo mondo. Il padre della saga Metal Gear, ormai autore di un mondo evocativo che sta Cronenberg e Lynch, presenta Death stranding: bocche spalancate, qualche brivido, applausi.