Il paradosso della sicurezza privata

19 maggio 2014 16:00

A meno di un mese dall’inizio dei Mondiali la polizia federale – l’autorità responsabile di vigilare sulle attività di sicurezza privata in Brasile – non sa chi si occuperà dei tifosi negli stadi. Nella laconica risposta a una richiesta d’informazioni dell’agenzia Pública si legge: “La Fifa è responsabile della contrattualizzazione delle aziende.

Il processo di selezione è stato fatto senza il coinvolgimento della polizia federale”. Saranno create delle “zone di sicurezza” dentro e fuori dagli stadi con il coordinamento di società private anziché delle autorità brasiliane. Negli stadi le guardie di sicurezza chiameranno la polizia solo in caso di necessità. Ma non si sa come funzionerà il coordinamento e come verrà controllato il lavoro delle agenzie di sicurezza. “Non c’è un protocollo specifico di azione sul campo, solo vaghi cenni a un’‘integrazione delle forze’”, spiega André Zanetic, ricercatore dell’università di São Paulo.

Inoltre, secondo la Legge generale della Coppa del Mondo, il Brasile si assumerà la piena responsabilità per qualsiasi insolvenza, danno o reclamo in materia di sicurezza durante i Mondiali (a meno che non ne sia direttamente responsabile la Fifa). Ricapitolando: la Fifa ingaggia e gestisce le imprese di sicurezza private, tiene all’oscuro le autorità, ma se qualcosa va storto paga lo stato, cioè noi. Visto il fiasco della sicurezza privata in Sudafrica e alle Olimpiadi di Londra, è un affare d’oro. Per la Fifa.

Traduzione di Fabrizio Saulini

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