Alexis Tsipras festeggia la vittoria alle elezioni con i sostenitori di Syriza ad Atene, in Grecia, il 20 settembre 2015.

Syriza vince ancora perché la Grecia vuole rompere con il passato

Alexis Tsipras festeggia la vittoria alle elezioni con i sostenitori di Syriza ad Atene, in Grecia, il 20 settembre 2015.
21 settembre 2015 00:05

I risultati delle seconde elezioni politiche greche di quest’anno, le quinte dall’ottobre 2009, mostrano che il primo ministro Alexis Tsipras possiede una tenuta politica che pochi avrebbero immaginato, e che una larga parte della società greca è disposta a essere paziente con lui.

Con oggi sono tre le votazioni importanti dalle quali Tsipras è uscito vincitore, dopo le elezioni di gennaio e il referendum di luglio. Nelle ultime settimane sembrava che ci sarebbe stata una battaglia fino all’ultimo voto, invece per il leader di Syriza è stata quasi una passeggiata.

Il fatto che i sondaggi indicassero che il sostegno nei confronti di Syriza fosse crollato dopo la firma del terzo piano di salvataggio sembrava logico. Tsipras ha contraddetto la promessa, fatta a gennaio, di non accettare nuovi “prestiti in cambio di riforme” proposti dai paesi dell’eurozona. Lo ha fatto addirittura all’indomani della vittoria schiacciante del “no” al referendum del 5 luglio.

A danneggiare Syriza sembrava non tanto l’accettazione di un nuovo piano di salvataggio il 13 luglio, accompagnato da un grande senso di sollievo tra i greci che temevano che il paese sarebbe uscito dall’euro, ma piuttosto la frattura all’interno del partito. La fuoriuscita di decine di parlamentari e iscritti, che hanno formato il partito antiausterità Unità popolare, ha mostrato per la prima volta, da quando Tsipras è diventato leader di Syriza nel 2009, che le cose non stavano andando come lui voleva. Fino a quel momento Tsipras sembrava circondato da un’aura di successo.

I dissidenti di Unità popolare lo hanno accusato di aver rinunciato agli ideali del partito mentre il suo principale rivale, il partito conservatore Nea dimokratia, lo ha criticato per la maniera improvvisata in cui ha gestito il paese e il danno economico che ne è derivato.

Ma malgrado tutto pare che gli elettori abbiano deciso di dare a Tsipras una seconda possibilità. La vittoria di Syriza deve probabilmente molto al desiderio dei greci di farla finita coi governi di Nea dimokratia e del Pasok (socialisti), i due partiti che sono stati al potere per quarant’anni.

La campagna di Syrizia si è concentrata sul tema del nuovo contro il vecchio. Ci si può domandare se molti greci credano che Tsipras rappresenti davvero il nuovo e che sia determinato a combattere la corruzione, il groviglio d’interessi inestricabili e gli altri problemi cronici del paese, ma ci sono molti elettori che vogliono tagliare per sempre il cordone ombelicale coi partiti tradizionali.

Da parte sua, Nea dimokratia aveva ragione a criticare l’operato di Tsipras al governo, ma si è rivelata terribilmente inadeguata quando si è trattato di proporre un piano alternativo per il futuro.

Tsipras è riuscito anche a tenere a bada le insidie che vengono dalla sua sinistra. Sembra che Unità popolare non abbia ottenuto nessun seggio in parlamento, un colpo terribile per Panayotis Lafazanis, l’ex ministro dell’energia, e altri transfughi di Syriza che sostenevano di essere i veri depositari del risultato del referendum greco. Avevano sperato di diventare la principale voce d’opposizione, sottraendo voti a Tsipras.

Nonostante il notevole successo di oggi, in parte mitigato dalla bassa affluenza, per Tsipras c’è poco da festeggiare. Oltre a dover formare una nuova coalizione capace di resistere alle difficoltà legate all’attuazione del terzo piano di salvataggio, ha una lista di difficili riforme da mettere velocemente in atto, che includono la riforma delle pensioni e un’altra ricapitalizzazione delle banche greche prima della fine dell’anno.

Tsipras deve anche fare in modo che il suo partito segua la sua linea. La scissione di quest’anno potrebbe aver reso più facile la creazione di una maggiore coesione, ma sono in molti, all’interno di Syriza, a pensare che Tsipras non si sia debitamente consultato con il partito prima di firmare il terzo piano di salvataggio e di indire elezioni anticipate. Comincia a diffondersi la sensazione che Tsipras abbia trasformato il partito in un suo strumento personale. Se tuttavia continuerà a ottenere vittorie come quella di oggi, forse, molti sostenitori di Syriza si convinceranno di voler stare dalla sua parte.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul Guardian.

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