06 aprile 2006 00:00

A Washington è in corso una campagna per il “contenimento” dell’Iran. L’obiettivo è “arginare l’influenza” di Teheran in uno scontro che Robin Wright, corrispondente del Washington Post in Medio Oriente, ha definito “la seconda guerra fredda”.

Questo sequel, che secondo Wright è diretto dagli ex cremlinologi Condoleezza Rice e Robert M. Gates, merita di essere analizzato con attenzione. Stalin aveva imposto la cortina di ferro per arginare l’influenza dell’occidente; Bush-Rice-Gates stanno imponendo una cortina verde per arginare l’influenza dell’Iran.

I timori di Washington sono comprensibili: gran parte della popolazione sciita in Iraq, cioè la maggioranza degli iracheni, apprezza il sostegno di Teheran. In Afghanistan, il presidente Karzai definisce l’Iran “un aiuto e una soluzione”.

In Palestina, Hamas – il partito sostenuto da Teheran – ha vinto regolarmente le elezioni, e questo ha indotto gli Stati Uniti e Israele a punire severamente la popolazione palestinese per aver “votato nel modo sbagliato”.

In Libano, riferisce Wright, la maggioranza dei cittadini considera Hezbollah, che è filoiraniano, “una forza legittima che difende il suo paese da Israele”. E l’amministrazione Bush accusa senza ironia l’Iran di “immischiarsi” negli affari interni dell’Iraq: come se il paese fosse libero da ingerenze straniere.

La retorica guerriera sull’Iran si è intensificata fino al punto che i due principali partiti statunitensi, e la maggioranza dei giornali del paese, considerano legittimo che “tutte le opzioni siano aperte”: perfino l’uso dell’arma nucleare. Se “tutte le opzioni sono aperte” significa che Washington minaccia la guerra.

La Carta delle Nazioni Unite mette al bando “sia la minaccia, sia l’uso della forza”. Gli Stati Uniti, che hanno scelto di diventare uno stato fuorilegge, violano continuamente il diritto internazionale. Noi possiamo minacciare e aggredire chi ci pare e piace.

Ma la formula “seconda guerra fredda” comporta anche una corsa agli armamenti. Gli Stati Uniti vogliono vendere armi all’Arabia Saudita e ad altri paesi del golfo Persico per un valore di venti miliardi di dollari, e al tempo stesso aumentare gli aiuti militari a Israele del 30 per cento all’anno, portandoli nell’arco di dieci anni a 30 miliardi di dollari.

Per l’Egitto, sono previsti 14 miliardi in dieci anni. Lo fanno per contrastare “quella che tutti, nella regione mediorientale giudicano un’ostentazione di forza da parte di un Iran diventato più aggressivo”: come ha dichiarato un anonimo “alto funzionario” del governo degli Stati Uniti. L‘“aggressività” dell’Iran consiste nell’essere benvisto nella regione e nell’appoggiare la resistenza irachena contro le forze armate statunitensi.

Non c’è dubbio: il governo dell’Iran è criticabile. La prospettiva che il paese possa costruire delle armi atomiche è molto inquietante. Teheran ha tutto il diritto di avere l’energia nucleare, ma nessuno, neanche la maggioranza degli iraniani, vuole che possegga armi atomiche.

Se lo facesse renderebbe più grave la tensione con i suoi pericolosi vicini – Pakistan, India e Israele – tutti in possesso dell’atomica con la benedizione di Washington. L’Iran si oppone al dominio americano o israeliano sul Medio Oriente, ma non si può dire che rappresenti un pericolo militare.

Ogni sua potenziale minaccia a Israele potrebbe essere superata se gli Stati Uniti permettessero al Medio Oriente di diventare una zona senza armi nucleari: una regola che dovrebbe valere per l’Iran, per Israele e per le forze statunitensi schierate nella regione.

Vale la pena di ricordare che la risoluzione 687 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, del 1991, a cui Washington si appella quando le fa comodo, chiede di “creare Medio Oriente una zona libera da armi di distruzione di massa”.

La nuova, impaziente politica di “contenimento” di Washington, davvero degna della guerra fredda, si è estesa perfino all’Europa. Gli Stati Uniti vogliono creare in Repubblica Ceca e in Polonia un “sistema di difesa missilistico” che cercano di far passare per uno scudo contro i missili iraniani.

Com’è noto, un sistema simile non potrebbe impedire un attacco a sorpresa, ma potrebbe impedire una ritorsione. È chiaro quindi che l’unica funzione militare di questo sistema è neutralizzare uno degli elementi che scoraggia un’aggressione degli americani e degli israeliani all’Iran.

Quindi lo scudo aumenta il pericolo di una guerra in Medio Oriente e nel mondo, con conseguenze imprevedibili, compresa la possibilità di una guerra atomica. Il rischio più immediato è che, per sbaglio o intenzionalmente, gli strateghi di Washington o i loro colleghi israeliani possano decidere di far compiere alla loro “seconda guerra fredda” l’escalation che la trasformerebbe in “guerra calda”.

Ci sono molte misure non militari per “contenere” l’Iran: per esempio – se davvero tutte le opzioni sono aperte – arrivare a una generale tregua nella retorica e nell’isteria e accettare, per la prima volta, di negoziare seriamente.