16 maggio 2011 13:00

L’operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden è stata un assassinio pianificato e una violazione di elementari norme del diritto internazionale. Non c’è stato alcun tentativo di arrestare la vittima disarmata. Nelle società che professano un certo rispetto della legge, le persone sospettate di un crimine vengono arrestate e sottoposte a un giusto processo. Si parla tanto del fatto che Washington è furibonda perché il Pakistan non gli ha consegnato Bin Laden. Si parla meno della collera del Pakistan, dopo che gli Stati Uniti hanno invaso il suo territorio nazionale per commettere un omicidio politico. Come reagiremmo noi se un commando iracheno piombasse sul comprensorio dove abita George W. Bush, lo assassinasse e scaricasse il suo cadavere nell’Atlantico?

I suoi crimini sono molto più gravi di quelli di Bin Laden, e Bush non è una “persona sospetta” ma colui che ha ordinato una guerra d’aggressione. Il tribunale di Norimberga che giudicò i criminali nazisti lo considera “il supremo crimine internazionale, che è diverso dagli altri crimini di guerra perché contiene in sé il male di tutti gli altri”. L’attacco all’Iraq ha provocato migliaia di morti, milioni di profughi, la distruzione di gran parte del paese, i conflitti interconfessionali che nel frattempo dall’Iraq si sono estesi al resto della regione.

Internazionale, numero 897, 13 maggio 2011