19 gennaio 2015 16:02

Come sempre quando si parla di elezioni per il presidente della repubblica italiana, il nome di Emma Bonino è apparso nella short list dei pretendenti al Quirinale. Esponente del Partito radicale, deputata, europarlamentare e senatrice, commissaria europea e ministra degli esteri del governo Letta, ha contribuito alla creazione della Corte penale internazionale. Una candidatura frutto dell’energia, della costanza e dell’impegno testimoniato da quarant’anni di lotte per il Partito radicale al servizio della laicità e della causa delle donne. Un figura ricca di esperienza, ma con poche possibilità di essere eletta.

Ma questa volta Bonino non sarà della partita. Lunedì 12 gennaio, in un intervento alla radio del suo partito, ha annunciato di avere un tumore ai polmoni e che a 66 anni deve interrompere la sua instancabile attività –“ ma non la sua passione” – per sottoporsi a una lunga chemioterapia. Con la voce a volte rotta dall’emozione, ha chiesto ai mezzi d’informazione di “non fare indagini” sulla sua malattia.

Come sempre questa combattente non ha voluto dilungarsi sul suo caso personale, se non per mandare un messaggio a tutti coloro che “in Italia devono affrontare questa prova”. “Voglio solamente dire che dobbiamo tutti sforzarci di essere persone e di voler vivere liberi fino alla fine. Insomma, io non sono il mio tumore e voi neppure siete la vostra malattia, dobbiamo solamente pensare che siamo persone che affrontano una sfida che è capitata”.

Fondato negli anni cinquanta, il Partito radicale ha conosciuto un successo elettorale molto più limitato rispetto all’influenza e al ruolo avuto nel dibattito politico italiano. Dichiaratamente laico, internazionalista, pacifista, incurante della divisione tra destra e sinistra, si è distinto nelle lotte in favore del divorzio, dell’aborto, della libertà di ricerca scientifica, della depenalizzazione dell’uso delle droghe leggere e contro il sovraffollamento carcerario.

Senza eredi, il partito oggi rischia l’estinzione. Il politologo Piero Ignazi teme la “scomparsa completa di questo piccolo gruppo che è stato un grande serbatoio di idee e di energia. Purtroppo oggi il mondo radicale è ignorato”.

Nel concludere il suo intervento, Bonino ha ricordato agli ascoltatori l’importanza delle sue lotte. “Le nostre battaglie sembrano marginali, ma invece sono fondamentali per la vita di tutti e per la democrazia, in particolare in questo momento così difficile per il mondo”. Disincantata ma ancora combattiva e ironica, Bonino ha aggiunto con la sua voce roca da fumatrice: “Spero che magari per una volta mi ascoltiate sul serio”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)