12 maggio 2015 17:33

1. Etruschi from Lakota, Porfirio Villarosa
Olé olé! C’è fuori un album-tributo al genio di Fred Buscaglione, e partecipano alcune delle migliori menti e voci del nuovo pop italiano, da Bugo a Brunori Sas, da Dente ai Perturbazione. Molti tendono a raschiarne via una certa patina di istrionismo, per ritrovare la saudade sottostante. Non così questi Etruschi delle parti di Pisa, che anzi montano a neve il lato più gaglioffo e scavezzacollo, trascinando Buscaglione in una rumba da Robert Rodríguez, e subito il terrazziere torinese playboy sfodera un machete da Pulp fiction.

2. Canzoniere Grecanico-Salentino, Made in Italy
“Spaghetti, pizza, mandolino”, una tarantella zufolata, tamburelli e fiati popolari a manetta, il testo di Piers Faccini che gioca con i luoghi comuni, e la grande formazione salentina che gioca di fino. Così come altrove nell’imperdibile album Quaranta (che sono gli anni di attività) rende giustizia poetica ai boat people del Mediterraneo, s’attacca ai gasdotti, scava nelle ombre di un mondo chiuso e nei dì di festa se la suona e canta con Ludovico Einaudi e i fiati di Fanfara Tirana. Taranta immersiva, e magistrale musica popolare.

3. Jovine (feat. La Pankina Crew), ’A musica dô sud
Sono pure qui il mandolino, la tarantella, funiculì: almeno sotto forma di name checking del giovane rapper di scuola partenopea che si mette in scia di Clementino (suo ospite nella title track dell’album Parla più forte) e poi c’è Carosone, ci sono emozioni contrabbandatate in macchine di cartone, jeans e magliette, notti passate alla stazione, e tutto un mondo di retoriche (speranza, riscatto, crescita) a volte autoavveranti, perché quando ’a musica è bbona, come qui, almeno per qualche momento, tutto funziona e ci si sente a casa.

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Questo articolo è stato pubblicato l’8 maggio 2015 a pagina 84 di Internazionale, con il titolo “Mandolini autoavveranti”. Compra questo numero | Abbonati