03 ottobre 2017 18:15

Lunatic Soul, Moving on
Il bassista polacco Mariusz Duda, classe 1975, ha il senso del dramma. E ha un talento naturale per le linee di basso, che ancorano le sue sinfonie incompiute dallo spazio profondo a un’elettronica sommessa e circondata di sassofoni e interventi orchestrali. Il suo canto indolenzito evoca tragedie personali dalle quali prova a liberarsi con il nuovo album Fractured. Anche se ogni tanto nell’uso della voce fa capolino lo spettro di Thom Yorke, la musica rimane sempre interessante, un po’ tenebrosa, sospesa. Electro progressive di livello europeo.

La Metralli, Ellittica
Dallo spazio profondo del modenese, ecco una band tra le più originali di questo electro prog all’europea. La leader­ship al femminile (Meike Clarelli) a qualcuno potrebbe ricordare gli Üstmamò di Mara Redeghieri (che tra l’altro era ospite in un loro album precedente). Tra le influenze ci sono anche i Portishead, ma a partire da queste coordinate bisogna ascoltarli con cautela, perché nel loro nuovo album Lanimante seguono un percorso personale. E anche quando prendono Un altro spritz non lo fanno da scrocconi ma da moderni ruminanti dell’esistenza.

Alvvays, Not my baby
A trazione femminile è anche la trasognata malinconia di questa indie band di Toronto, con la cantante Molly Rankin, discendente di una dinastia folk canadese. Rankin infonde qualcosa di spettrale (alla Julee Cruise, quella della colonna sonora di Twin peaks) anche a liste della spesa punk rock. Nonostante tutte quelle voci dolci, la band ha intitolato il nuovo album Antisocialites. Però anche quando si affaccia lo stridìo metallico della chitarra, queste canzoni sono divertenti e irrequiete come le due tizie di Ghost world, la graphic novel di Daniel Clowes.

Questa rubrica è stata pubblicata il 29 settembre 2017 a pagina 104 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati