01 febbraio 2021 09:25

Non è la prima volta che la Russia assiste a manifestazioni di protesta contro Vladimir Putin. Tuttavia ciò che è accaduto il 31 gennaio, per la seconda domenica consecutiva, dimostra che il Cremlino sta prendendo molto sul serio la minaccia dopo averla inizialmente sottovalutata.

Le immagini da Mosca, San Pietroburgo e molte altre città mostrano tutte le stesse scene: manifestanti che sfidano un freddo polare, massicci spiegamenti delle forze dell’ordine, brutalità diffusa e oltre quattromila arresti. Tra le persone fermate figura anche Julija Navalnaja, la moglie di Alexej Navalnyj, il leader dell’opposizione il cui arresto, quindici giorni fa, ha provocato l’ondata di proteste.

Fino a poche settimane fa il Cremlino rispondeva con l’ironia alle dichiarazioni di Navalnyj da Berlino, dove l’oppositore si stava riprendendo dopo il tentato omicidio con il Novichok subìto l’estate scorsa in Siberia. Putin ha pagato cara quella leggerezza.

Un colpo da maestro
Navalnyj, infatti, ha dato una svolta alla sua protesta facendosi arrestare. Può sembrare strano, ma il ritorno in Russia dell’oppositore di 44 anni, circondato da diversi giornalisti, è stato un colpo da maestro. Il governo russo ha creduto che Navalnyj non avesse il coraggio di consegnarsi alle stesse persone che avevano cercato di ucciderlo, e ha pensato che un esilio prolungato ne avrebbe minimizzato l’impatto in Russia.

E invece non solo Navalnyj ha avuto l’audacia di tornare malgrado un arresto scontato, ma ha lanciato una “bomba” quando era già incarcerato, sotto forma di un lungo video su uno sfarzoso palazzo sulle coste del mar Nero che secondo l’oppositore sarebbe di proprietà di Putin. Il filmato è stato visualizzato oltre cento milioni di volte, e questo dimostra fino a che punto l’argomento della corruzione dell’élite sia delicato in Russia.

La vicenda Navalnyj coincide con l’arrivo di una nuova amministrazione a Washington

In seguito Putin si è sentito obbligato a prendere la parola per negare che il palazzo gli appartenga. Ma in questo modo, pur senza citare il nome di Navalnyj, si è messo al suo livello, facendolo assurgere al rango di principale avversario del Cremlino. Questo ha permesso di raggruppare tutto il malcontento intorno alla figura di Navalnyj, che tuttavia non rappresenta la maggioranza dell’opposizione.

Putin è davvero in pericolo? La forza è evidentemente dalla parte del padrone del Cremlino, dunque se esiste una minaccia è senz’altro di natura diversa.

In realtà esistono due elementi che preoccupano Putin. Il primo è la possibilità che Navalnyj e i suoi soci riescano a fare proseliti fuori dalla loro cerchia abituale, quella dei giovani urbani. Se il risentimento nei confronti di un uomo dal potere illimitato da decenni (e per nulla intenzionato a rinunciarvi) dovesse allargarsi al resto della popolazione, la natura della crisi cambierebbe radicalmente.

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Il secondo aspetto riguarda le reazioni internazionali: la vicenda Navalnyj coincide con l’arrivo di una nuova amministrazione a Washington, che ha avuto parole dure per condannare la repressione in Russia. I toni sono stati meno aspri in Europa, ma la visita a Mosca del capo della diplomazia europea Josep Borrell per chiedere la liberazione di Navalnyj, in programma il 4 febbraio, ci farà capire come si evolverà la situazione.

Prima di allora, il 2 febbraio, Navalnyj comparirà nuovamente davanti a un tribunale. Il Cremlino avrà l’occasione per disinnescare la crisi, ma sappiamo che non ama fare passi indietro, anche perché non è nella sua natura.

(Traduzione di Andrea Sparacino)