18 aprile 2022 10:39

Nelle dichiarazioni degli ultimi giorni del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj c’è un senso d’urgenza più pressante che in qualsiasi altro momento dall’inizio della guerra. Zelenskyj ha concesso lunghe interviste, ha ricevuto diversi capi di stato e ha moltiplicato gli appelli al telefono per mettere in allarme il mondo prima della battaglia.

Senza dubbio il leader ucraino vuole cancellare il senso di vittoria alimentato dai successi ripetuti del suo esercito, dalla resistenza nella regione di Kiev (che ha avuto ragione dell’offensiva russa nel nord) e soprattutto dalla distruzione dell’incrociatore russo Moskva, nave ammiraglia della flotta nel mar Nero affondata da un missile ucraino al largo di Odessa. L’exploit è storico, nonché umiliante per Vladimir Putin, e può dare l’illusione che l’Ucraina stia vincendo la guerra.

Ma la realtà è più complessa. La resistenza del porto di Mariupol si è ridotta a un manipolo di soldati ucraini asserragliati in un complesso industriale, mentre i bombardamenti di Kiev e Charkiv nelle ultime quarantott’ore, in risposta alla perdita del Moskva, hanno prodotto vittime e gravi danni. Soprattutto, ad alimentare la preoccupazione, ci sono i preparativi in corso dell’esercito russo.

Uno scontro temibile
Ci sono tre ragioni per temere l’imminente battaglia nel Donbass. La prima è militare: l’esercito russo ha ormai concentrato in questa zona orientale dell’Ucraina il grosso dei suoi mezzi, dopo essersi ritirato dal nord. I russi possono contare su una maggiore vicinanza alla propria retroguardia e dovrebbero incontrare meno difficoltà logistiche.

Il secondo motivo è legato al terreno dello scontro. Finora la battaglia si era svolta in zone urbane, più difficili da conquistare e da controllare, ma in futuro si combatterà in campo aperto e questo rende le posizioni ucraine più vulnerabili ai bombardamenti a tappeto russi. Siamo in una situazione più vicina alle guerre del ventesimo secolo che a quelle del ventunesimo.

Il terzo motivo è di natura psicologica. I rovesci subiti dall’esercito russo rendono un successo ancora più necessario per Putin, se possibile prima dell’anniversario della vittoria sul nazismo del 9 maggio, data simbolica rispetto alle motivazioni usate per giustificare l’invasione.

Una volta cominciata la battaglia sarà molto più difficile garantire un approvvigionamento al fronte

L’esercito ucraino ha dalla sua parte una determinazione infinitamente superiore a quella degli invasori, ma anche due punti deboli: l’impossibilità di sostituire i combattenti (tutte le forze sono già schierate) e la questione chiave degli armamenti. È qui che entra in gioco il pressing di Zelenskyj. Il presidente ucraino chiede al mondo di concedergli i mezzi per combattere, perché una volta cominciata la battaglia sarà molto più difficile garantire un approvvigionamento al fronte.

Le consegne di armi occidentali sono già consistenti e più pesanti rispetto all’inizio del conflitto. Gli statunitensi consegnano pezzi d’artiglieria a lunga gittata, elicotteri da combattimento, missili e droni. Ma le quantità annunciate nel fine settimana coprono solo sette giorni di combattimenti.

In assenza di una qualsiasi prospettiva di risoluzione politica (Mosca l’ha fatto capire chiaramente), non resta che l’opzione militare. Da questa realtà deriva il senso di urgenza di Zelenskyj, comandante di guerra suo malgrado che non si arrenderà senza combattere. Ma per farlo deve averne i mezzi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)