18 maggio 2022 10:19

Il 16 maggio i telespettatori saranno sicuramente rimasti sorpresi sentendo Michail Khodarjonok, uno dei principali commentatori di affari militari, pronunciare verità spiacevoli sulla guerra in Ucraina. L’ex ufficiale, che si è formato in epoca sovietica, ha partecipato a uno dei tipici dibattiti televisivi carichi di patriottismo dove si minacciano Parigi o Berlino di un bombardamento nucleare e qualsiasi detrattore della Russia è considerato un nazista.

La sera del 16 maggio il colonnello in pensione ha voltato pagina da questo approccio propagandistico per fare un’ammissione brutale: “Subiamo un isolamento geopolitico totale. Il mondo intero è contro di noi, anche se non vogliamo ammetterlo”.

“Non dobbiamo rifiutarci di riconoscere la realtà”, ha aggiunto Khodarjonok. “A volte vengono diffuse informazioni in merito a un degrado morale e psicologico dell’esercito ucraino. Tutto questo è falso”. Secondo Khodarjonok l’esercito ucraino è estremamente motivato e capace di mobilitare un milione di uomini. “La situazione non può far altro che peggiorare”.

Due casi diversi
Evidentemente è eccezionale sentire questo tipo di frasi alla tv russa, in un paese dove è proibito persino pronunciare la parola “guerra” a proposito dell’Ucraina.

Tuttavia non si tratta di un atto di coraggio o di ribellione. Il colonnello Khodarjonok è un individuo che dice ciò che pensa e già in passato aveva previsto che la guerra non sarebbe stata la passeggiata che molti prevedevano. Ma non è un dissidente. Il sistema dell’informazione russo è ormai troppo controllato per permettere un’iniziativa personale. Il caso dell’ex colonnello è diverso da quello della giovane donna che aveva mostrato un cartello durante una diretta all’inizio della guerra.

In Russia stanno cercando di preparare il seguito della guerra?

Fino a prova contraria dobbiamo presumere che queste dichiarazioni siano state rilasciate deliberatamente, dopo oltre ottanta giorni in cui in Russia hanno ripetuto che tutto si stava svolgendo secondo i piani. Ma se questo è il caso, qual è l’obiettivo?

Questo discorso realista è da collegare al fatto che le informazioni sugli insuccessi dell’esercito russo cominciano a filtrare tra la popolazione. Sul quotidiano The Guardian, il 17 maggio la madre di un soldato disperso che si trovava sulla nave affondata Moskva chiedeva pubblicamente notizie del figlio. Difficile, in un contesto simile, continuare a dire che tutto va bene.

In Russia stanno cercando di preparare il seguito della guerra? È un’ipotesi, nella misura in cui le ultime sconfitte russe, nella regione di Charkiv e sul fiume Donets, potrebbero aver costretto Mosca a rivedere i propri piani.

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Gli osservatori della società russa scartano l’idea di una mobilitazione avanzata in precedenza, perché la popolazione non gradirebbe. Ma è in corso una campagna di reclutamento dei riservisti, che saranno addestrati e pagati. È una scelta più discreta.

Resta la domanda di fondo: una volta ammesso che l’Ucraina non sta crollando e che la Russia è isolata, quali sono le opzioni per il Cremlino? Le possibilità di escalation sono limitate, a meno di uscire dal campo convenzionale. Quanto ai negoziati, come ha confidato il 17 maggio il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj a Emmanuel Macron, sono a un punto morto. Vladimir Putin non ha ancora detto l’ultima parola, ma è condannato ad agire per uscire dalla trappola in cui si è cacciato da solo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)