Un miliardo di euro al giorno, 360 miliardi all’anno. È questa la portata del deficit commerciale europeo nei confronti della Cina, una cifra colossale e insostenibile, soprattutto considerando che interi settori dell’industria europea sono minacciati dalla poderosa macchina di produzione industriale cinese.
L’8 e il 9 ottobre il commissario europeo per il commercio Maroš Šefčovič sarà a Pechino per una serie di incontri che si annunciano molto difficili. Šefčovič parla a nome dei 27, perché il commercio è una prerogativa comunitaria. Il suo obiettivo è duplice: ridurre a ogni costo il deficit ed evitare una guerra commerciale a cui l’Europa non è assolutamente preparata.
Alla vigilia di questo appuntamento cruciale, Francia e Germania hanno allineato le rispettive posizioni. Il 6 ottobre una lettera comune firmata da Emmanuel Macron e Friedrich Merz ha messo fine a mesi di divergenze. La Germania, molto più presente della Francia nel mercato cinese, era più restia all’idea di inasprire i toni, ma ha cambiato idea alla luce del fatto che l’industria cinese sta distruggendo interi settori dell’economia tedesca.
Il linguaggio impiegato nella lettera è piuttosto duro: il testo parla di un “uso del commercio come arma” e di “distorsione sistematica del mercato”. La Cina non è nominata, ma è chiaramente il bersaglio delle accuse. Macron e Merz chiedono alla Commissione europea di creare nuovi strumenti per permettere all’Europa di arginare l’ingresso dei prodotti cinesi.
La lettera è stata diffusa (e non è un caso) alla vigilia della visita a Pechino di Šefčovič, in modo da inviare un messaggio chiaro ai leader cinesi: non potete ignorare il cambio di umore in Europa. Il commissario chiederà a Pechino di adottare misure per limitare alcune esportazioni, per esempio quelle sui veicoli ibridi, ma sappiamo già che il governo cinese si rifiuterà di farlo.
Segno del cambiamento dei toni, l’ex commissario europeo per il commercio Pascal Lamy, lo stesso che nel 2001 aveva negoziato con la Cina il suo ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, ha rilasciato una serie di interviste in cui ha ammesso di essersi sbagliato sulle intenzioni di Pechino. Su Le Monde ha addirittura parlato di “errore storico”. Anche Lamy propone nuovi strumenti commerciali con cui affrontare la questione.
La Cina resta in posizione di forza, perché la sua superiorità industriale è innegabile. In un libro pubblicato di recente, il ricercatore canadese Dan Wang afferma che il dominio industriale cinese è destinato a durare per una generazione.
Il gigante cinese ha bisogno di sbocchi per la sua produzione, e in questo senso i 450 milioni di consumatori europei non possono essere ignorati. Tuttavia, una guerra commerciale sarebbe un’evoluzione molto pericolosa per l’Europa, che dipende dalla Cina molto più di quanto la Cina dipenda dal mercato europeo. L’anno scorso Pechino ha dimostrato con le restrizioni sulle terre rare di poter piegare perfino Donald Trump e i suoi dazi.
Già alle prese con l’ostilità dell’amministrazione statunitense e con l’aggressività di Vladimir Putin, l’Europa trova nella Cina un avversario temibile su un altro terreno, quello della sopravvivenza economica. Per questo motivo i 27 hanno tutto l’interesse a rafforzare la loro unità, anche oltre il campo della difesa. La lettera franco-tedesca dimostra che i leader europei ne sono ormai consapevoli.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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