Il tradimento secondo Amos Oz

17 novembre 2014 16:00

È uscito anche in Italia Giuda, il nuovo libro di Amos Oz. Arrivato a 75 anni l’autore confessa che ancora oggi la scrittura di ogni nuovo romanzo risulta per lui difficile e non sempre realizzabile. Racconta che i suoi personaggi gli si presentano e lo accompagnano nella sua vita quotidiana per mesi, talvolta anche anni. Solo quando entrano in relazione tra loro, Oz intuisce che sta davvero cominciando un nuovo romanzo.

I tre personaggi presenti nell’ultimo libro, Giuda, pubblicato in Italia in contemporanea con l’uscita in Israele e in via di traduzione in altri 16 paesi, hanno convissuto nella mente di Oz per ben cinque anni. Il tempo che gli è servito per scrivere il romanzo, abbandonarlo ben due volte e riscriverlo, alla ricerca della versione più nitida e precisa di “un libro privo di grasso”, come lo definisce l’autore.

Per lui la scrittura è come guidare l’auto con un piede che frena e l’altro che contemporaneamente spinge l’acceleratore. Con il passare del tempo e con l’esperienza la scrittura diventa sempre più attenta, il piede spinge meno sull’acceleratore e più che altro frena.

Non sorprende che Oz senta sempre più il bisogno di frenare soprattutto quando decide di sfidare due pilastri: la fondazione dello stato ebraico per il sionismo e il tradimento di Giuda per il cristianesimo.

Il tradimento per Amos Oz ha un significato nuovo: è ciò che cambia visto con gli occhi di coloro che continuano a resistere al cambiamento. “Solo chi esce fuori delle convenzioni della comunità a cui appartiene è capace di cambiare se stesso e il mondo”, ha detto a la Repubblica.

Charles de Gaulle, Abraham Lincoln, Baruch Spinoza e altri sono definiti da Oz “persone coraggiose” in quanto “precorrono i tempi e per questo chiamati traditori oppure pazzoidi”. Una categoria ristretta di persone coraggiose che hanno solo anticipato i tempi.

Di tradimenti Oz se ne intende in quanto lui stesso è stato definito con questo aggettivo in più di un’occasione. La prima volta dai suoi amici e compagni di classe, come racconta spesso nelle sue interviste, e più di recente quando si è scagliato contro i neonazisti ebrei.

Una voce articolata, continuamente criticata e controversa, per alcuni addirittura un comodo bersaglio di odio. Amos Oz, nella dimensione intima e fatata delle parole che conosce e maneggia come pochi altri, crea anche in questo suo libro numero trenta un unico e sottile processo emotivo di perdono, empatia e comprensione verso tutti i protagonisti. Traditi e traditori riescono nonostante tutto a riunirsi in un’isolata casa di Gerusalemme e, nonostante le diversità e i contrasti, riescono ancora ad amarsi.

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