La politica dell’odio in prima serata

02 giugno 2015 17:37

Aveva ragione quel romano alto e grosso che qualche sera fa parlava in tv sbraitando contro i profughi. E, come lui, aveva ragione anche la signora intervistata nell’ambito dello stesso servizio sulla periferia romana che si ribella contro la presenza dei profughi e contro il futuro centro di accoglienza.

La signora era preoccupata per le sue figlie che “non possono più uscire di casa. Una casa in cui non vengono più amici a trovarle”. La colpa era “di quelli là”, ha detto senza specificare. “Delle loro usanze”.

L’omone parlava di meno, ma i suoi occhi esprimevano odio e rabbia. Secondo lui era giusto sfasciare la futura abitazione dei rifugiati politici semplicemente perché li odiava, diceva senza mezzi termini: “Prego per loro che non vengano qui, altrimenti finisce male”, ha aggiunto. Almeno pregava.

Il giornalista ha cercato di insistere, facendo notare che sono pochi a protestare, ma l’omone non si è fatto scoraggiare: “Cresceremo”, ha ribadito con convinzione e probabilmente (e purtroppo) non sbagliava.

Sono mesi che il cane da guardia della democrazia, trasformato ormai in un umile servo della politica dell’odio, non tace più. Abbaiando, continua a diffondere semi dell’odio che come tali arrivano dovunque, preparando terreni di paura e odio. I terreni di domani.

Terreni pericolosi ma non per colpa degli immigrati. Piuttosto per colpa di una popolazione che, diceva giustamente il romano arrabbiato, sta crescendo e “ragiona” con gli unici strumenti che gli vengono dati dalla stessa tv: odio alimentato dalla paura.

Sono ormai diventati inconsapevolmente i personaggi televisivi del momento, amplificati e moltiplicati dai mezzi d’informazione che si nutrono della paura smisurata del diverso, invece di cercare di far emergere il lato umano delle intollerabili usanze. Usanze e cultura ridotte a una sbiadita traccia di memoria: ciò che resta quando la civiltà e l’umanità si trovano in mezzo al mare. Quando la paura va in primetime, nella serata non resta spazio per molto altro.

E la mattina anche la scuola tace, infilata nel suo tunnel nero di scioperi, pseudo riforme e assalti alle graduatorie. Eppure ancor prima della televisione avrebbe l’obbligo morale e istituzionale di salvare l’Italia da se stessa prima ancora che dagli altri.

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