16 giugno 2010 00:00

Nel 2009 c’erano 1.898.000 stranieri occupati in Italia. Lo conferma la rilevazione della forza lavoro fatta dall’Istat. L’anno scorso, inoltre, c’è stato un forte aumento degli stranieri in cerca di occupazione: dai 162mila del 2008 si è passati ai 239mila del 2009, cioè 77mila disoccupati in più nell’arco di dodici mesi.

Questi stranieri si sono iscritti ai centri per l’impiego in modo da ottenere il permesso di soggiorno “per attesa occupazione”. Hanno solo sei mesi di tempo per trovare un nuovo lavoro: in caso contrario diventeranno irregolari. Cosa che puntualmente sta succedendo a molti di loro. Non esagera chi sostiene che dal settembre del 2008 potrebbero aver perso il posto più di 90mila lavoratori stranieri: una parte consistente dei nuovi disoccupati causati dalla crisi in Italia.

Il fatto che molti siano impiegati in uno dei settori più colpiti, l’edilizia, la precarietà dei contratti di lavoro e l’obbligo per legge di iscriversi nei centri per l’impiego possono spiegare perché gli immigrati (oggi il 7,5 per cento della forza lavoro del paese) rappresentino oltre il 12 per cento delle persone in cerca di occupazione.

Ma c’è un altro aspetto importante che differenzia i lavoratori stranieri da quelli italiani: il destino dei contributi previdenziali. I lavoratori stranieri, sia quelli che restano in Italia sia quelli che tornano nei paesi d’origine, non conoscono bene la normativa e in pochi hanno presentato la domanda di riscossione. Quindi non vedranno un centesimo, e quei soldi resteranno in buona parte in Italia nelle casse dell’Inps.

Internazionale, numero 851, 18 giugno 2010