Per il terzo trimestre del 2014 le stime preliminari del pil indicano un calo dello 0,1 per cento. Per la terza volta in sei anni l’Italia è in recessione. Ma il fatto nuovo è che la Germania (+ 0,1 nel terzo trimestre) ristagna e fa peggio del resto dell’eurozona, mentre il resto del mondo cresce a tassi sostenuti.

Per far ripartire l’Europa serve un piano d’investimenti pubblici. Il neopresidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha parlato di trecento miliardi di euro in tre anni. Questa cifra, però, rischia di essere insufficiente.

Ci vorrebbero almeno seicento miliardi da spendere subito, senza le interminabili procedure dei fondi strutturali. Forse il miglior modo di investire è assicurare l’accesso alla banda larga in tutta l’eurozona. La banda larga permetterebbe di allargare i mercati, riducendo i costi di transazione e ampliando il commercio online.

Anche i paesi dove la banda larga è già diffusa ne beneficerebbero, perché le loro imprese potrebbero espandersi in aree dove la rete è ancora poco sviluppata. Inoltre i paesi che oggi hanno più bisogno di stimoli fiscali sono proprio quelli più colpiti dal digital divide, come l’Italia.

Infine, il piano rafforzerebbe il senso di appartenenza europeo. Il governo italiano sembra aver compreso l’importanza della questione e, sulla carta, vuole investire dieci miliardi. Sarebbe bene, però, puntare su aree dove la fibra ottica non c’è ancora, invece di migliorare le connesioni di chi ha già l’accesso alla rete, come indicato negli obiettivi di Agenda digitale.

Gli investimenti pubblici servono ad allargare i mercati, non a sostituire gli investimenti privati.

Questo articolo è stato pubblicato il 21 novembre 2014 a pagina 109 di Internazionale, con il titolo “-0,1”. Compra questo numero | Abbonati

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it