L’autostrada BR230, la cosiddetta Trans-Amazzonica, nello stato di Pará, il 6 settembre 2019. (Johannes Myburgh, Afp)

La chiesa nel mirino di Bolsonaro per il sinodo sull’Amazzonia

L’autostrada BR230, la cosiddetta Trans-Amazzonica, nello stato di Pará, il 6 settembre 2019. (Johannes Myburgh, Afp)
30 settembre 2019 09:52

La preghiera di San Francesco accoglie i fedeli nella cattedrale di Tabatinga, sulla riva del fiume, in questo remoto avamposto della diocesi amazzonica di Alto Solimões: “Signore, fa di me uno strumento della tua pace”.

Quando però il vescovo Adolfo Zon, 63 anni, lascerà il santuario amazzonico e salirà su un aereo diretto a Roma, viaggerà verso il fronte di una controversia politica che cova sotto la cenere e vede contrapposti un papa argentino con inclinazioni di sinistra ed ecologista e il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, di estrema destra e su posizioni scettiche riguardo l’emergenza climatica.

“Dobbiamo usare l’Amazzonia, non abusarne”, ha detto Zon, spazzando via ogni dubbio sulla sua posizione in questa battaglia.

Zon, vescovo spagnolo di Alto Solimões, una vasta diocesi che si estende lungo il confine con Perù e Colombia, è uno degli oltre cento vescovi provenienti da nove paesi amazzonici che si incontreranno in Vaticano per il sinodo sull’Amazzonia.

La riunione di tre settimane voluta da papa Francesco, che comincerà il 6 ottobre, ha il compito di riflettere sul futuro della chiesa in una regione ampia e complessa che sta rapidamente perdendo fedeli a vantaggio delle congregazioni pentecostali.

Tra le decisioni controverse che saranno discusse c’è la possibilità di essere ordinati sacerdoti per gli uomini sposati più anziani e l’accelerazione della formazione di preti indigeni.

“Più riusciremo a essere presenti, più la nostra presenza potrà essere significativa”, ha dichiarato Zon nel corso di un’intervista dopo la messa, nella sua veranda che dà sul fiume Solimões.

Tuttavia il focus ecologista del raduno ha scatenato una tempesta politica in Brasile, che controlla il 60 per cento circa della regione amazzonica e da gennaio è governato da un’amministrazione di estrema destra che ha smantellato le normative per la protezione dell’ambiente e ha assistito a un drammatico aumento della deforestazione.

Sembra che i servizi segreti brasiliani (Abin) siano stati mobilitati in almeno quattro città amazzoniche per tenere d’occhio i religiosi coinvolti nel sinodo.

“Siamo preoccupati e vogliamo neutralizzare questa cosa”, ha dichiarato il bellicoso generale Augusto Heleno, ministro per la sicurezza istituzionale di Bolsonaro, in un’intervista al quotidiano O Estado de São Paulo lo scorso febbraio. Secondo il quotidiano, il governo di Bolsonaro temeva il “programma di sinistra” del sinodo e la possibilità che potesse mettere in imbarazzo il Brasile agli occhi di tutto il mondo.

Il papa aveva criticato “la mentalità cieca e distruttiva” di chi devasta la foresta pluviale

Secondo un altro influente generale brasiliano, Eduardo Villas Bôas, il sinodo sarebbe stato “di sicuro sfruttato dagli ambientalisti” e ha giurato che il Brasile non avrebbe tollerato “interferenze” straniere nei suoi affari interni.

Bolsonaro, che in teoria è cattolico ma si è schierato con i settori più conservatori della chiesa pentecostale brasiliana, ha fatto ben poco per nascondere la sua disapprovazione. A giugno ha reagito con suscettibilità alle parole del papa che aveva criticato “la mentalità cieca e distruttiva” di chi devasta la foresta pluviale. “Il Brasile è la vergine sulla quale tutti i pervertiti stranieri vogliono mettere le mani”, ha detto Bolsonaro ai giornalisti.

Zon, che è vissuto nella regione quasi per la metà della sua vita, ha cercato di minimizzare le notizie che lo vorrebbero un obiettivo dei servizi di intelligence brasiliani. “Ho amici nell’Abin”, ha detto ridendo. Ha inoltre negato che il sinodo avesse l’obiettivo di indebolire Bolsonaro. “Questo è il mio governo. Perché dovrei volerlo danneggiare?”.

Tuttavia nelle ultime settimane le tensioni si sono fatte sempre più forti a seguito dello sdegno della comunità internazionale per gli incendi in Amazzonia. Su una rivista, il presidente brasiliano è stato ribattezzato “BolsoNERO”.

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Ad agosto i vescovi brasiliani hanno condannato il modo in cui venivano trattati in una lettera aperta in cui si leggeva: “Proviamo immenso rammarico per il fatto che oggi, invece di sostenerci e incoraggiarci, i nostri leader ci abbiano criminalizzati come nemici della patria”. La lettera non faceva alcun riferimento esplicito a Bolsonaro, ma condannava “l’aggressione violenta e irrazionale contro la natura” e “la distruzione senza scrupoli della foresta, che sta uccidendo una flora e una fauna antichissime con incendi appiccati da criminali”.

Parlando con il Guardian, Erwin Kräutler, ex vescovo della regione amazzonica di Xingu, ha definito gli incendi di quest’anno “una vera apocalisse” di cui Bolsonaro era responsabile.

I sostenitori di Bolsonaro hanno reagito a quello che ai loro occhi è un complotto di sinistra per umiliare il loro leader e indebolire la sovranità del Brasile sull’Amazzonia. In una serie di video complottisti il blogger bolsonarista Bernardo Küster ha descritto i vescovi diretti al sinodo come invadenti teologi della liberazione schierati con importanti personaggi brasiliani di sinistra come l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Il documento preparatorio del sinodo, Instrumentum laboris, è una “disastrosa” raccolta di “robaccia eco-teologista”, ha aggiunto Küster.

Il nemico è altrove
Mauricio López, segretario esecutivo della Red eclesial pan amazónica (Repam), il gruppo responsabile della redazione di quel documento, ha negato che il sinodo abbia posizioni contrarie a Bolsonaro. “Non siamo noi il nemico”, ha ribadito López, sostenendo che il vertice ha l’obiettivo di denunciare “le strutture oppressive e le ineguaglianze” nella regione amazzonica. “Non si tratta di scontrarsi con nessun governo, anzi, noi vogliamo collaborare”, ha aggiungo López, esprimendo allarme per l’aumento della deforestazione e per le difficoltà delle popolazioni indigene dell’Amazzonia. “Si tratta del futuro di queste comunità amazzoniche e in fin dei conti anche del futuro del pianeta”.

Joaquín Humberto Pinzón, vescovo della regione amazzonica della Colombia, ha affermato che gli attacchi contro il sinodo riflettono il malcontento di potenti attori politici ed economici per il tentativo di far crescere la consapevolezza sull’importanza ecologica dell’Amazzonia. “Non sono d’accordo, politici, uomini d’affari, proprietari delle grandi compagnie minerarie”, ha aggiunto Pinzón.

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Zon ha dato prova di religiosa diplomazia non menzionando nemmeno una volta Bolsonaro. “Il sinodo è un atto politico, ma con la “p” maiuscola. Non è di parte”, ha dichiarato. “La chiesa non è contro nessuno. È contro l’ingiustizia”.

I timori di Zon sulla virata populista in Brasile emergono tuttavia con chiarezza quando sottolinea come decenni di progressi sociali oggi stanno “andando giù per lo scarico”. “A mio parere oggi siamo politicamente persi, in Brasile e in tutto il mondo. Non venitemi a dire che gli Stati Uniti sono un modello, e lo stesso vale per il Regno Unito”, ha detto Zon.

“Spero che le cose cambino, perché oggi, per quel poco che so di storia, a me pare di essere di nuovo negli anni venti, che hanno preparato l’arrivo del fascismo”. “Perché oggi l’estrema destra sta crescendo? Perché la gente cerca un salvatore”, riflette Zon con lo sguardo fisso su uno dei corsi d’acqua più potenti del mondo.

“Ma i salvatori sono pericolosi. Finora ne abbiamo avuto uno solo, e dov’è andato a finire? Sulla croce”.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian.

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