02 novembre 2007 00:00

Il film Hotel Ruanda ha portato di nuovo alla ribalta gli alberghi delle zone di guerra. La pellicola racconta la storia di un coraggioso direttore d’albergo che accoglie gli esuli in fuga dal genocidio ruandese del 1994.

Il vero albergo era l’Hôtel des milles collines di Kigali. Dopo la seconda guerra mondiale, due hotel europei si sono contesi il titolo di più famoso albergo in zona di guerra. Negli anni settanta l’albergo Europa, a Belfast, è sopravvissuto a 29 attentati. E se la cava bene ancora oggi.

L’Holiday Inn di Sarajevo ha avuto il suo momento di gloria vent’anni dopo. È stato forse l’albergo più bombardato della guerra dei Balcani. Nel resto del mondo, un altro aspirante al titolo è il Commodore di Beirut, che negli anni ottanta è diventato famoso dopo che la maggior parte dei suoi rivali erano stati distrutti.

Aveva il vantaggio di essere protetto da edifici più alti. Inoltre i proprietari e il direttore erano molto abili nel tenere a bada le fazioni libanesi in lotta.

L’Al-Rashid Hotel di Baghdad è conosciuto anche grazie ai giornalisti della Cnn, che durante la guerra del Golfo del 1991 inviavano da lì i loro servizi. Purtroppo, il mosaico di George Bush senior, su cui gli ospiti dovevano camminare per entrare in albergo, è stato distrutto dagli americani nel 2003.

Il Continental di Saigon non ha subìto molti danni, ma la sua terrazza, chiamata Continental Shelf, era il centro dei pettegolezzi durante la guerra del Vietnam.

Non sono mai stato in nessuno di questi alberghi durante una guerra. Invece mia moglie Maureen, nata a Belfast, era da un parrucchiere vicino all’albergo Europa quando ha dovuto lasciare a metà una messa in piega perché stava per scoppiare l’ennesima bomba.

Internazionale, numero 717, 2 novembre 2007