04 febbraio 2011 00:00

In Francia Nicolas Sarkozy s’impegna personalmente per sostenere le politiche scolastiche del suo governo, e c’è una pari attenzione nelle opposizioni. Più tenue (secondo qualcuno addirittura assente) l’attenzione del ceto intellettuale. In questo fanno però eccezione gli economisti.

Sono alcuni di questi (ma qualcosa di simile accade anche negli Stati Uniti e in Italia) i più sensibili e attenti a problemi e necessità di sviluppo dei sistemi educativi e della cultura. Tra loro Jean-Pierre Boisivon, antico maestro di scuola, poi professore ed ex rettore di Parigi 2, in un’intervista a La lettre de l’éducation è perentorio: oggi “la battaglia dell’intelligenza”, richiesta dal confronto internazionale, avviene sul terreno della cultura.

Nonostante queste buone condizioni di contesto (da cui siamo lontani in Italia), anche la scuola francese accusa colpi dalle politiche restrittive relative al numero degli insegnanti (16mila posti soppressi). E ci sono anche carenze di più lungo periodo. L’istruzione permanente in età adulta, se oggi si impone per ogni professione, è indispensabile per chi insegna.

Ma anche in Francia il corpo insegnante rischia d’essere coupé dalla vita scientifica e che gli insegnanti, rispetto agli altri dipendenti pubblici, hanno meno della metà delle risorse per la formazione in servizio. Ciò confermerebbe quel che degli insegnanti asseriva un vecchio filosofo pessimista: avendo troppo da fare a insegnare, non hanno tempo per studiare.

Internazionale, numero 883, 4 febbraio 2011