26 gennaio 2012 00:00

La classe fu una conquista rispetto all’aula tardoantica e medievale. Qui alunni di età diverse ascoltavano il maestro in cattedra cercando di assimilarne il sapere. Tra il quattrocento e il cinquecento la “scoperta dell’infanzia” fece capire che con l’età si diversificavano conoscenze e capacità e gli alunni furono divisi per classi d’età omogenee. Lentamente la pluriclasse fu abbandonata, tranne in situazioni di emergenza. Le scuole diventarono quelle che conosciamo, non troppo diverse da caserme: lunghi corridoi da cui si entra in aule separate, distinte per classi d’età, banchi fissi e fissi su di essi gli alunni di fronte a una cattedra rialzata da cui l’insegnante impartisce insegnamenti da assimilare.

Ma un ciclone si è abbattuto su queste scuole e le sta scuotendo. Altre nuove nascono. Nel suo blog Conceptrends, Christian di Bucarest offre da alcuni anni un’ampia documentazione fotografica di esterni e interni della scuola media superiore di Ørestad, alla periferia di Copenaghen: intorno a una grande area aperta si snodano spazi articolati, liberamente fruibili da studenti e insegnanti. Lodata da un servizio del Wall Street Journal il 18 gennaio, criticata da architetti pur innovatori come l’austriaco Christian Kühn, la scuola è stata progettata, su indicazioni della municipalità, da Kim Nielsen e altri architetti del gruppo 3XN in funzione di attività di apprendimento personalizzate e differenziate, in cui gli insegnanti diventano consulenti amichevoli, nulla di più e nulla di meno.

Internazionale, numero 933, 27 gennaio 2012