Bambini rom giocano tra i palazzi di un quartiere a Bucarest, il 7 settembre 2010.

Romanzo di formazione tra ciliegie e funerali

Bambini rom giocano tra i palazzi di un quartiere a Bucarest, il 7 settembre 2010.
27 maggio 2016 16:48

“Costinel, vuoi fare un po’ di soldi?”.

“Mamma mi ha detto di non parlare con gli zingari”.

È estate, ho quasi nove anni e sto cominciando la seconda elementare. Ci siamo trasferiti a Craiova due anni fa. Sono determinato a farmi degli amici nel palazzo, perché mia madre non mi lascia più andare nel quartiere degli zingari, oltre la ferrovia. Ho il sedere pieno di lividi per le botte rimediate da mamma e, anche se sono già passati diversi giorni, non riesco ancora a stare seduto.

La mia colpa: sono tornato a casa tutto sporco, con i vestiti strappati e i pidocchi. Nel quartiere degli zingari, che da noi si chiama țigănie, ci stavo benissimo: andavo a rubare le ciliegie e le susine, ero quello vestito meglio ed ero il più bravo a giocare a pallone. Ma per arrivarci dovevo camminare un bel po’ e attraversare la ferrovia. Mia madre, però, ha deciso: o mi integro socialmente, o sono botte.

Costinel ha un anno più di me. È un ragazzino molto popolare nel condominio, biondino con gli occhi azzurri, ed è il bersaglio che ho scelto per fare amicizia. Grazie a lui ho la possibilità di uscire dalla situazione di merda in cui mi trovo, unico bambino zingaro in un palazzo di romeni. In țigănie ho imparato un metodo per fare soldi, ma anche Costinel vive sotto la minaccia delle sculacciate. Sua madre è un’arpia e per lui i soldi sono un concetto abbastanza astratto.

Passano un paio d’ore. Arriva Cristi, che ha otto anni, e si mette a leccare il suo gelato con un piacere quasi sadico davanti agli occhi sgranati di un gruppo di ragazzini della stessa età che sbavano dalla voglia.

“Ne volete un po’?”.

“Sììììì”.

Cristi sputa sul gelato, sorride maliziosamente e dice: “Eccolo”. Ovviamente nessuno lo prende. Allora capisco che d’estate il problema dell’inclusione sociale può essere risolto diversamente. E vado a comprare un gelato.

Il mese più ricco della nostra vita

“Vuoi un po’ del mio gelato?”, dico a Costinel, che ha l’acquolina in bocca. Ho speso tre lei, che mi sarebbero bastati per compare dodici biscotti ripieni di cioccolato, ma sono felice di condividere il gelato con il mio nuovo amico.

Poi gli spiego come funzionano i funerali. Se ci mettiamo agli incroci quando passa il corteo funebre, possiamo raccogliere le monete che i parenti del morto gettano per strada, come vuole la tradizione, quando la processione si ferma e poi riparte. E gli svelo anche come usare in modo intelligente il giornale a cui è abbonato suo padre e che io ogni tanto rubo dalla loro cassetta della posta per avere informazioni sulla logistica dei funerali e fare soldi in modo efficiente.

Ai miei occhi, il fatto di poter leggere gli annunci mortuari sui quotidiani conferma in modo inequivocabile che in fondo andare a scuola è utile. Un altro motivo per non marinare le lezioni è la paura delle botte di mamma.

Gioco all’elastico nella stessa squadra della mia principessa e ho cominciato a ragionare in modo pragmatico

Comincia così un mese di vacanza che diventa il più ricco della nostra vita. Guadagniamo una cinquantina di lei alla settimana, e faccio aristocraticamente il salto di qualità dai biscotti con il cioccolato ai coni gelato del chiosco della stazione. Continuo a scavalcare il cancello per entrare nella piscina pubblica, e spiego il trucco anche agli altri ragazzini del palazzo, che mi danno retta perché sedotti dai miei gelati. Con i soldi guadagnati compro un pallone da 35 lei, il più costoso in commercio, e quando mia madre mi chiede dove l’ho preso le rispondo che è di Costinel. Il pallone mi fa entrare nel gruppo dei bambini che giocano a calcio e completa il mio processo d’integrazione tra i ragazzini del palazzo.

Un investimento altrettanto azzeccato è la corda per fare il gioco dell’elastico. Grazie a quest’acquisto riesco a entrare nella banda delle bambine. Per me è come entrare in paradiso: nel gruppo c’è infatti la bambina bionda e riccia che mi piace più di ogni altra cosa, comprese le ciliegie.

Le caramelle del treno da Berlino

Le botte che prendo alla fine di agosto, quando quella strega della madre di Costinel fa la spia con mia mamma e le racconta il segreto della nostra ricchezza, passano in secondo piano rispetto ai vantaggi delle nostre imprese. Mi sono fatto un sacco di amici, quando giochiamo a pallone mi scelgono sempre per primo, continuo a leggere il quotidiano con interesse, ho un pallone che durerà altri due mesi, gioco all’elastico nella stessa squadra della mia principessa e ho cominciato a ragionare in modo pragmatico.

Insegno agli altri le parolacce degli zingari che ho imparato da mio zio Nini senza il permesso di mia madre

L’anno successivo scopro che si può chiedere l’elemosina ai passeggeri del treno internazionale che arriva da Berlino e si ferma per dieci minuti alla stazione di Craiova, a pochi metri da casa nostra. Noi ragazzini siamo felici: abbiamo finalmente accesso al cioccolato e alle caramelle straniere. Il padre di Cristi schiuma di rabbia e si lamenta con mia madre del fatto che sto “zingarizzando” i bambini del palazzo. La cosa mi rende fiero. Inoltre non prendo più botte. Mia madre mi aveva promesso che non mi avrebbe più punito se avessi preso il premio di primo della classe. E io ci sono riuscito.

Le cose, insomma, mi vanno bene. La principessa bionda gioca con me ogni volta che la madre, che fa il medico, non è nei paraggi, e mi sono fatto alcuni amici tra i ragazzini più grandi regalando a Grasu, il più grosso del palazzo, una parte delle caramelle procurate dai viaggiatori del treno di Berlino. Ovviamente quelle che non mi piacevano. Queste donazioni riducono drasticamente la quantità di calci e schiaffi che rimediavo facendo il saccente con gli altri bambini, i quali ormai sanno che sono il protetto di Grasu.

Insegno alla banda a rubare le ciliegie e ogni giorno ci avventuriamo in spedizioni a più di tre chilometri da casa, nella zona dove ci sono i frutteti. Scopriamo una nuova piscina. Sono il più nero del gruppo, ma la cosa per me non è un problema. Insegno agli altri le parolacce degli zingari che ho imparato da mio zio Nini senza il permesso di mia madre. Le nuove parolacce hanno grande successo.

Come ogni cosa bella, però, anche questa finisce. Mia madre viene a sapere tutto, e arrivano le botte e i divieti. Così mi metto a leggere Cireșarii (un ciclo di romanzi per ragazzi molto noto in Romania) e le storie di Winnitou. E la testa mi ribolle di idee…

(Traduzione di Mihaela Topala)

Questo articolo è stato pubblicato dal settimanale romeno Dilema Veche.

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