26 gennaio 2012 00:00

Aguadores è un carcere di massima sicurezza nella provincia di Santiago, dove le pareti sono umide, l’acqua arriva a stento e i secondini sono molto temuti. Tra queste mura Wilman Villar, 31 anni, ha cominciato lo sciopero della fame che l’ha portato alla morte.

Arrestato durante una manifestazione di protesta, era stato condannato a quattro anni per “resistenza e oltraggio”. Dal 14 novembre, il giorno della sentenza, ha rifiutato ogni forma di cibo. Allora l’hanno trasferito in una cella di punizione, dove è stato incatenato perché rifiutava di indossare l’uniforme da detenuto comune. A un certo punto gli hanno detto che avrebbero riesaminato il suo caso e Wilman ha ripreso a mangiare, ma ha subito capito che era una bugia e ha ripreso il digiuno. In poche settimane i suoi polmoni hanno subìto danni irreversibili.

Il 13 gennaio Wilman è stato trasferito in ospedale. I medici hanno fatto il possibile per salvarlo, ma era troppo tardi. Secondo le autorità, l’uomo era un delinquente comune con dei precedenti per violenza domestica, ma Amnesty international lo considerava un prigioniero politico. La verità è che il giorno in cui è stato arrestato Wilman stava partecipando a una manifestazione pacifica. Cercava di fare quello che migliaia di altre persone hanno fatto di recente davanti a Wall street o nelle piazze delle città spagnole. Forse si era illuso per un attimo di vivere in un paese in cui le strade appartengono ai cittadini.

*Traduzione di Francesca Rossetti.

Internazionale, numero 933, 27 gennaio 2012*