Il fiume Tigri, nel nord di Baghdad, luglio 2015.

L’Iraq è impreparato di fronte alla prossima siccità

Il fiume Tigri, nel nord di Baghdad, luglio 2015.
12 gennaio 2018 16:15

Nei prossimi mesi l’Iraq dovrà affrontare preoccupanti questioni ambientali e politiche in vista dell’estate, che si preannuncia particolarmente calda, e delle elezioni legislative previste per maggio.

Nella sola giornata dell’11 gennaio in Iraq sono stati registrati 38 terremoti di bassa intensità, cinque dei quali sono stati avvertiti anche nella capitale Baghdad, mentre nella zona meridionale della città santa di Najaf si è sviluppato un incendio. Ma la cosa più preoccupante è che la prossima estate i due più importanti fiumi del paese, il Tigri e l’Eufrate, rischiano di soffrire per la mancanza di acqua.

Mentre 204 partiti politici hanno già cominciato le loro mobilitazioni e le loro campagne elettorali, il ministro per le risorse idriche Hassan Jenabi ha suonato il campanello d’allarme per una possibile siccità in Iraq.

Una questione geopolitica
Il problema è che il 70 per cento dell’acqua che scorre in Iraq ha origine fuori dei confini nazionali e l’Iraq è il paese più a valle nel bacino del Tigri e dell’Eufrate. “Il declino dell’affluenza di acqua nel nostro paese è stato drammatico”, ha detto Jenabi. Negli ultimi dieci anni il flusso medio annuo nel bacino del Tigri e dell’Eufrate è stato più basso del 45 per cento rispetto al periodo precedente.

La questione è geopolitica e riguarda i due stati confinanti, la Turchia e l’Iran. Dopo una serie di negoziati e di accordi, dalla metà degli anni settanta in Turchia proseguono le attività di costruzione delle dighe sul corso superiore dei due fiumi. Il pericolo sarà ancora più imminente quando Ankara inaugurerà la diga di Ilısu, che dovrebbe essere completata entro quest’anno.

In mancanza di un accordo con i paesi vicini, dobbiamo aspettarci una pericolosa carenza d’acqua

Nella parte meridionale del paese, invece, il problema è con l’Iran. Anche qui la costruzione di grandi impianti ha ripercussioni sui due fiumi iraniani, il Karkeh e il Karun, che sfociano nello Shatt al Arab, il corso d’acqua formato dalla confluenza del Tigri e dell’Eufrate in Iraq. La diminuzione delle risorse idriche rappresenta quindi “una sfida reale per il paese”, ha sottolineato il ministro Jenabi.

In mancanza di un accordo di lungo termine sulla condivisione delle risorse idriche con i paesi vicini, dobbiamo aspettarci una pericolosa carenza d’acqua, soprattutto nelle zone che dipendono dalla presenza del Tigri e dell’Eufrate. Come ha più volte avvertito Jenabi, gli agricoltori dovranno affrontare una stagione difficile la prossima estate. Se non farà niente per risolvere la questione, il governo iracheno, impegnato con le elezioni, affronterà una grave crisi umanitaria.

(Traduzione di Francesca Gnetti)

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