Un poliziotto di frontiera a Tovarnik, nell’est della Croazia al confine con la Serbia, il 12 maggio 2013. (Antonio Bronic, Reuters/Contrasto)

La Croazia non è pronta ad accogliere i migranti

Un poliziotto di frontiera a Tovarnik, nell’est della Croazia al confine con la Serbia, il 12 maggio 2013. (Antonio Bronic, Reuters/Contrasto)
02 settembre 2015 10:37

La Croazia si trova in una situazione di crisi imminente. Il primo ministro Zoran Milanović ha affermato che il paese è pronto ad accogliere i migranti che stanno arrivando nel paese, ma ha riconosciuto di non avere una strategia per affrontare un grande flusso di profughi.

Secondo Milanović, è poco probabile che arrivino grandi numeri. Al ministero per le politiche sociali e della gioventù, a cui il sito di notizie croato H-Alter ha rivolto delle domande sulla strategia per l’accoglienza dei profughi, silenzio stampa. Qual è la politica del governo? Cercare di scoprirlo è una missione impossibile.

Emina Bužinkić, del Centro studi per la pace, lavora con i richiedenti asilo e i rifugiati. “Le cause di queste migrazioni sono diverse: il numero crescente di conflitti, i problemi economici, i cambiamenti climatici. In molte regioni del mondo i paesi occidentali hanno anche contribuito alle guerre e alle crisi in corso. L’occupazione dell’Iraq del 2003 e la guerra in Afghanistan hanno causato l’arrivo di profughi iracheni e afgani”, spiega.

Fino a che punto è possibile accogliere i profughi? La Commissione europea di recente ha concesso una sovvenzione di 2,4 miliardi di euro per il periodo 2014/2019 ai diciannove paesi più toccati dai flussi migratori, tra cui l’Italia, la Grecia e la Francia.

I profughi hanno altre destinazioni, la Croazia è solo una zona di transito

“Bisogna informare i cittadini croati”, insiste Emina Bužinkić. “Sono preoccupati, si chiedono quanto costerà. La Commissione europea ha garantito un aiuto di seimila euro per ogni persona accolta, e inoltre abbiamo a disposizione il Fondo asilo, migrazione e integrazione”. Emina Bužinkić ritiene comunque che la maggioranza dei migranti non si fermerà in Croazia.

“I profughi si dirigono verso altri paesi, la Croazia è solo una zona di transito. Non facciamo parte dello spazio Schengen e siamo troppo lontani dalle zone dove vogliono arrivare. Ma se l’Ungheria bloccherà completamente le frontiere, i migranti cercheranno di passare dalla Croazia. Il governo, le autorità e i cittadini devono prepararsi a questa eventualità e dimostrare solidarietà”. La Croazia ha accettato una quota di 500 rifugiati e, su proposta della Commissione europea, si prepara a ricevere 747 rifugiati da Siria ed Eritrea.

La Croce rossa croata spiega che, in caso di un grande flusso di migranti, si adeguerà ai piani del governo. Secondo Emina Bužinkić, “una prima ondata di profughi sarebbe considerata come una catastrofe umanitaria e accettata più o meno di buon grado. Il problema sorgerebbe dopo. Le procedure amministrative sono lente e i rifiuti saranno numerosi”. La politica di integrazione della Croazia non è certo all’avanguardia. Solo quest’anno il ministero dell’educazione ha introdotto l’insegnamento del croato ai richiedenti asilo e ai rifugiati. Gli alloggi sociali sono ancora troppo pochi.

“Durante la guerra, 47mila croati hanno trovato asilo in altri paesi in Europa e nel resto del mondo. Oggi tocca a noi dimostrare comprensione. Frasi come ‘Ci ruberanno il lavoro’ non hanno senso. D’altro canto, sappiamo che sono proprio gli immigrati a occupare spesso i posti di lavoro che non vuole nessuno. Nel corso degli anni, l’economia dell’Unione europea è cresciuta grazie agli immigrati. Dobbiamo ricordarci che queste persone hanno conosciuto situazioni in cui nessuno vorrebbe trovarsi”, ricorda Emina Bužinkić.

Anche Sanja Pupačić, del Servizio di protezione degli immigrati della Croce rossa croata, è dello stesso avviso: “Secondo i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, il 92 per cento delle persone arrivate in Grecia nel 2015 provengono da Siria, Afghanistan e Iraq. Sono profughi che hanno bisogno di aiuto e protezione, e che forse arriveranno in Croazia. Dobbiamo mostrarci responsabili”.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo reportage è stato pubblicato su Le Courrier des Balkans all’interno del progetto #OpenEurope, un osservatorio sulle migrazioni a cui Internazionale aderisce insieme ad altri giornali. Gli altri partner del progetto sono Mediapart (Francia), Infolibre (Spagna), Correct!v (Germania), Le Courrier des Balkans (Balcani), Hulala (Ungheria), Efimerida ton syntakton (Grecia), VoxEurop, Inkyfada (Tunisia), CaféBabel, BabelMed, Osservatorio Balcani e Caucaso, Migreurop, Resf, Centro Primo Levi, La cimade, Medicins du monde.

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