Sulle tracce dei ghiacciai

Il fotografo Fabiano Ventura sta documentando lo scioglimento di alcuni dei più importanti ghiacciai del mondo, confrontando le immagini di oggi con quelle realizzate un secolo fa. Compie spedizioni sui ghiacciai insieme a un comitato scientifico e riproduce fedelmente le foto fatte dagli esploratori tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Questo è il suo diario dalla Patagonia.

Il lago Argentino vicino al ghiacciaio Upsala, marzo 2016.

Nel parco nazionale Los Glaciares, in Argentina

Il lago Argentino vicino al ghiacciaio Upsala, marzo 2016.
07 aprile 2016 20:34

Seconda tappa del diario fotografico, in Argentina. Prima tappa, terza tappa.
Il 2 marzo eccoci di nuovo in partenza: questa volta da Puerto Natales a El Calafate, ci spostiamo dal Cile in Argentina, per raggiungere la capitale dei ghiacciai e cominciare le attività nel parco nazionale Los Glaciares. I responsabili del parco ci lasciano usare i loro mezzi e ci mettono a disposizione alcuni guardaparco. Stabilito un programma di massima, che sarà puntualmente modificato dalle condizioni meteorologiche, decidiamo di raggiungere come prima tappa il ghiacciaio Upsala, il secondo più grande di tutta l’Argentina.

Il rifugio del ghiacciaio Upsala, marzo 2016.

Raggiunto il rifugio del vecchio istituto glaciologico argentino, dopo aver attraversato il lago Argentino con una nave turistica, inizio subito la ricerca del punto fotografico da cui Alberto De Agostini scattò una sequenza di 7 lastre fotografiche per comporre una delle sue migliori panoramiche.

Il ghiacciaio è mozzafiato e il punto scelto da De Agostini è impressionante e sconfortante: la valle che misura 60 chilometri di lunghezza per 5 di larghezza, in poco più di 80 anni, si è completamente svuotata del ghiaccio.

Il ghiacciaio Upsala, in alto nella foto di Alberto De Agostini (Museo Borgatello) scattata nel 1931 e in basso la foto scattata da Fabiano Ventura nel 2016.

A quel punto è sera e per fare le foto dovrò tornare il giorno dopo. Purtroppo la mattina seguente il vento è fortissimo e non mi permette neanche di montare il cavalletto, mi riparo dalle raffiche in una piccola valle sotto la vetta e aspetto fiducioso l’orario giusto per scattare. Nel primo pomeriggio il vento rafforza togliendomi ogni speranza. Sono quindi costretto a rimanere un’altra notte nel rifugio per tentare il giorno dopo.

Il giorno successivo il tempo è buono e il vento si è calmato. Raggiungo la vetta per la terza volta, aspetto l’orario giusto (circa le 3 di pomeriggio) e comincio a scattare.

Fabiano Ventura confronta il paesaggio con le foto scattate da Alberto De Agostini, marzo 2016.

La mattina seguente, tornati a El Calafate, ci prepariamo subito per la nuova missione per il ghiacciaio Ameghino, con il gommone. Arrivati al ghiacciaio Perito Moreno, sentiamo un enorme boato e capiamo subito che la diga di ghiaccio che aveva sbarrato il lago si è aperta e decidiamo di restare per fotografare i crolli spettacolari.

La partenza da El Calafate in direzione del ghiacciaio Ameghino, marzo 2016.
Il ghiacciaio Perito Moreno, marzo 2016.

Il nostro prossimo obiettivo sarà salire sulla vetta del ghiacciaio Ameghino.

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