27 maggio 2020 17:31

Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Non voglio diventare una di quelle persone che ti scrivono per lamentarsi del fatto che dieci anni fa si sono messe con qualcuno con cui non erano sessualmente compatibili, e ancora adesso hanno una vita sessuale pessima. So già che il mio fidanzato devo lasciarlo, e stavo giusto per farlo quando gli è venuta l’influenza. È successo all’inizio di marzo. Pensavo che sarebbe stato male una settimana, e che poi avremmo avuto una conversazione difficile. Ma poi hanno chiuso l’intero paese, e al mio fidanzato è stato ufficialmente diagnosticato il covid-19. Insomma non lo vedo dall’ultimo weekend di febbraio e nel frattempo interpreto il ruolo della fidanzata premurosa e preoccupata da lontano. Ma è dura. Entrambi i miei genitori sono ad alto rischio, e io mentalmente sono a pezzi. Ora che finalmente lui comincia a star meglio, non so cosa fare quando verrà il momento di rivederlo. Non è che voglio lasciarlo perché è una brutta persona, e non voglio farlo soffrire, ma è esattamente quello che succederà. Mi sento in colpa perché sto scegliendo la mia felicità a scapito della sua. So che non dovrei, Dan, eppure è così.

– Feeling Resentful About Uncoupling Dilemma

Pandemia o meno, FRAUD, uno non può stare con una persona all’infinito – ed essere infelice per il resto dei suoi giorni – solo per risparmiare a questa persona il normalissimo e superabile dolore di essere lasciata. Non lasciarlo mentre lottava contro il covid-19 è stata la decisione giusta, naturalmente, e non ho il minimo dubbio che la tua preoccupazione per lui sia sincera (è della relazione che vuoi vedere la fine, FRAUD, non la sua). Ma non aspettare di rivederlo per lasciarlo. Per lui sarà brutto, certo, ma il mondo è pieno di gente che viene lasciata e si riprende. E prima lui riesce a voltare pagina, prima incontrerà qualcun’altra. Per quel che ne sai, magari sta chiacchierando – da dietro la recinzione di casa sua, a distanza di sicurezza – con una vicina che, se fosse single, gli piacerebbe frequentare.

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Da qualche mese io e la mia fidanzata siamo in quarantena insieme. Quando non lavoriamo, passiamo tutto il tempo e facciamo tutto insieme. Finora è andata molto bene. È bello sapere che non ci stanchiamo né ci soffochiamo a vicenda. Il vero problema è trovare cose da vedere o da fare. Qualche consiglio?

– Quarantined Until

Io sto leggendo The mirror and the light di Hilary Mantel, l’ultimo epico resoconto della vita interiore di Thomas Cromwell, il più potente dei ministri di Enrico VIII – quello che organizzò la decapitazione di Anna Bolena – ascoltando la musica classica che mette su mio marito. Ma non credere che in quarantena da noi sia tutta narrativa di qualità e cultura alta: stiamo anche guardando 90 giorni per innamorarsi, ovvero un assoluto (e avvincentissimo) programma di merda, e The simple life con Paris Hilton e Nicole Richie, che alla prima messa in onda mi ero perso. Insomma consiglierei libri, musica e programmi di merda, oltre naturalmente al sesso anale.

(Illustrazione di Francesca Ghermandi)

Il mio problema è che ho seriamente paura che la vita mi sfugga. Sono un uomo. Mi attraggono gli uomini ma non so come incontrarne. Ne ho conosciuto uno per la prima volta la scorsa estate, e c’è stato del sesso. Era un giocatore di hockey, ma adesso non c’è più. E quando cerco di socializzare con altri uomini vengo accusato di flirtare. Sono gay, e non so quanto dolore posso sopportare.

–Making All These Connections Hard

Prima dell’inizio della pandemia, MATCH, più dell’80 per cento delle relazioni gay cominciava online, e nel frattempo la percentuale si è di certo alzata. Se quindi usassi delle app da incontri/rimorchio gay, anziché flirtare con uomini a caso, ti rivolgeresti a un bacino autoselezionato di uomini che spontaneamente invitano altri uomini a flirtare con loro. Andresti ugualmente incontro a dei rifiuti, sia chiaro, e soffriresti comunque. Vivere è soffrire, come diceva quel filosofo, ma la sofferenza diventa più sopportabile se ogni tanto ti fanno un pompino.

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Ho 34, sono non binario ma fisicamente femmina. Per una serie di tragedie personali (morte, rimpatrio forzato, malattia: non è stato un anno meraviglioso), mi trovo in quarantena coi miei genitori. In breve: ora come ora, dipendo economicamente dai miei genitori al cento per cento. Di buono c’è che ho avuto molto tempo per accettare il fatto che ho tanta, tanta voglia di provare a travestirmi. Vorrei comprarmi un binder (una fascia per comprimere il seno, ndr), degli abiti da uomo e farmi un taglio da maschio, per vedere che effetto mi fa. I miei vorranno di sicuro sapere “cosa significa” e non accetteranno come risposta “che cazzo ne so”. Mi è già passata davanti troppa vita, e non ne posso più di aspettare il “momento giusto”. Ma binder, vestiti e tagli di capelli costano. Tenere in casa roba da uomo significa che prima o poi qualcuno la vedrà. Ripeto, è probabile che si mostrino comprensivi, ma io voglio che resti una cosa privata. Esiste un modo?

– Hoping For A Third Option

A parte vincere la lotteria, andartene di casa e trovartene una tua domani, HFATO, la terza via in questo caso non esiste. Dovrai sceglierti il veleno: rischiare un confronto difficile con due genitori probabilmente comprensivi o continuare ad aspettare – magari anni – prima di cominciare a esplorare la tua presentazione di genere. A me la scelta sembra scontata.

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Ultimamente ho avuto una discussione sul pegging e sulla sua definizione originale: “Situazione in cui una donna penetra un uomo con un dildo indossabile”. La mia impressione è che ormai si sia ampliata e venga usata per qualsiasi penetrazione anale con dildo indossabile. Le mie amiche sostengono che è pegging solo quando è una donna a penetrare un uomo. Ci rivolgiamo a te, Dan, in quanto ideatore del termine: una donna può fare pegging con un’altra donna?

– A New Ass Licker

Ammetto l’accezione.

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C’è chi è semplicemente scarso a letto? Il mio compagno è sommerso di lavoro e la nostra vita sessuale è precipitata. Lo psicoterapista gli ha detto che ci sono anche persone semplicemente scarse nel sesso, e che deve accettare di essere una di queste. Sapere che qualcuno ha detto una cosa simile al mio compagno mi spezza il cuore. Esagero? Esiste un modo per non considerarla un’affermazione semplicemente sbagliata? O è lo psicoterapista a essere un cialtrone?

– Completely Undermining Negative Therapy

Al mondo esistono persone che sono “scarse a letto” in base a parametri oggettivi. Devono esistere. Ma il concetto di “bravo a letto” è talmente soggettivo che non sono certo che i parametri oggettivi contino. Ieri, per esempio, ho ricevuto la lettera di una persona che si lamentava di una compagna “scarsa a letto” perché se ne sta ferma lì, zitta e inerte, mentre chi scriveva “fa tutto”. Ma se la persona che se ne sta ferma fosse in coppia con un necrofilo, il suo essere “zitta e inerte” la renderebbe bravissima a letto, non scarsa, perlomeno in base ai parametri del necrofilo. Quanto al tuo fidanzato, CUNT, sei più titolata tu a giudicare se è bravo a letto – secondo i tuo parametri soggettivi – del suo strizzacervelli. Si suppone. E se il sesso che facevate prima che il tuo compagno fosse travolto dal lavoro ti piaceva, allora lui è bravo a letto – bravo secondo i tuoi parametri – e spero tanto che presto torniate a fare un sacco di buon sesso.

(Traduzione di Matteo Colombo)

Savage love è una rubrica di consigli sessuali e di coppia pubblicata su The Stranger.