15 giugno 2022 17:02

Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Sono una donna bisessuale di 29 anni in coppia non monogama. Qualche anno fa mi è venuta voglia di esplorare il mio lato sottomesso e ho incontrato un dominatore conosciuto su un sito dedicato al bdsm. Abbiamo bevuto qualche drink e ci siamo piaciuti. Prima di passare all’azione, ci siamo confrontati sui nostri gusti e i nostri limiti. Io ne ho fissati alcuni per me invalicabili. Durante la nostra prima sessione pratica, lui ha cercato di modificarli. Gli ho detto no diverse volte, ma lui ha insistito e alla fine ho ceduto. Avrei dovuto dire basta a quel punto, ma era la mia prima situazione del genere, e credo che se ne sia approfittato. L’esperienza mi ha lasciato una bruttissima sensazione, che però in quel momento non gli ho comunicato. Alla fine sono semplicemente sparita. In seguito ho conosciuto un altro partner dominante bravissimo e affettuoso, che per fortuna mi ha aiutato a esplorare le mie fantasie facendomi sentire accudita e protetta. Adesso so che un bravo dominatore rispetta sempre i limiti, soprattutto a giochi già iniziati. Ultimamente mi è capitato di vedere l’altro dominatore, quello scorretto, su diverse app da incontri, e sto pensando di scrivergli per dirgli che quello che ha fatto è sbagliato. Mi preoccupa anche l’idea che possa violare i limiti di altre donne. Può avere un effetto positivo o dovrei semplicemente lasciar perdere?

– Bitterly Debating Sending Message

Quando lo hai incontrato non avevi esperienza, BDSM, ma non dici se anche lui era altrettanto inesperto. Anche volendo concedergli il beneficio del dubbio – e immaginare che non sapesse che tentare di modificare le regole durante una situazione BDSM non va mai bene – hai tutto il diritto di essere arrabbiata.

“Quando si tratta di incontri tra dominatori e sottomessi, il punto non sono mai le intenzioni ma gli effetti”, spiega Lina Dune, conduttrice del podcast Ask a sub. “Anche se lui non intendeva trascinare BDSM in quella situazione orribile – perché diciamocelo: mettere in discussione i limiti dell’altra persona è il peggior campanello d’allarme possibile – lo ha fatto comunque, e la reazione emotiva di BDSM conta”.

Considerato che alla fine hai dovuto interrompere le comunicazioni, BDSM, immagino che lui abbia continuato a contattarti aspettandosi altri incontri. Il che significa che o non ha capito di aver sbagliato qualcosa, oppure sperava che tu, da sottomessa inesperta, avresti continuato a subire i suoi tentativi di manipolazione, vale a dire violare il tuo consenso fingendo di voler “ridiscutere” le regole per ottenerlo a giochi iniziati.

“Il compito di correggere il responsabile di un comportamento scorretto non spetta mai alla vittima”, osserva Dune. “Ma se per BDSM può essere di sollievo mandargli un breve messaggio in cui gli spiega cosa si intende per ‘limiti invalicabili’ e quanto può essere destabilizzante per la persona sottomessa che un dominatore cambi le carte in tavola in corso d’opera, o che in generale metta in discussione i limiti prestabiliti, non ci vedo nulla di male”.

Se questo tizio è davvero un dominatore scorretto – una pessima persona di cui non ci si può fidare – non saranno certo le tue parole a trasformarlo per magia in un dominatore corretto e degno di fiducia. Ma forse dopo ti sentirai meglio, BDSM, e poi chissà? Magari questo tizio comincerà a preoccuparsi della sua reputazione. Perché in effetti puoi fare altro, oltre a parlare con lui. Puoi parlare di lui. Intendiamoci: se è uno di quei dominatori stronzi che approfittano delle sottomesse alle prime armi, è anche possibile che della sua fama nel circuito BDSM se ne freghi. Ma se raccontare i dettagli della tua prima, fallimentare esperienza di sottomissione – qui nella mia rubrica o altrove – incoraggia altre sub in erba a evitare questa persona e/o a interrompere immediatamente una sessione se un altro dom inaffidabile fa stronzate del genere, allora ne sarà valsa la pena.

Lina Dune gestisce la pagina di meme bdsm @askasub su Instagram, tramite la quale offre consigli sui rapporti s/s e fa da subfata madrina ai suoi centomila follower. Ha di recente pubblicato un corso online per persone sottomesse in cerca di relazioni.

Francesca Ghermandi

Io e mio marito siamo stati a un evento bdsm nel quale, oltre a scegliersi un soprannome, bisognava specificare la propria identità di genere. Mio marito, che si traveste, vuole essere chiamato al maschile quando si presenta come maschio e al femminile quando si presenta come femmina. Non vuole usare soluzioni neutre come asterischi, chiocciole e via dicendo. Io gli ho suggerito di indicare sia il maschile sia il femminile, ma dice che non è una soluzione appropriata perché vuole che la gente usi la desinenza giusta per il modo in cui ha deciso di presentarsi. Non vuole mostrarsi insensibile verso chi si identifica in modo non binario, ma ritiene che nel suo caso sia evidente se ha scelto di presentarsi in un modo o nell’altro, e che la gente dovrebbe capirlo senza bisogno di specificare. Come si fa a evitare di chiarire e chiedere agli altri di scegliere le desinenze in base al genere che vedono “rappresentato”?

– Helping Everyone Seeking Help Everywhere

Stiamo parlando di cartellini da indossare? Perché se sì, HESHE, allora tuo marito può indossarne uno con scritto “maschio” quando si presenta come uomo, e uno con scritto “femmina” quando si presenta come donna. Se però si tratta di un evento bdsm organizzato da ossessivi che impongono di indicare in anticipo le scene che si vogliono organizzare, ed elencare i nomi di tutti i partecipanti, e specificare i pronomi che i partecipanti intendono usare durante le scene, e rispettare quei pronomi pena l’espulsione… be’, allora tuo marito può solo scegliersi una squadra, ovvero il genere che vuole presentare quella sera e le relative desinenze.

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Sono un americano bianco cis dal look paramilitare e dall’aspetto eterosessuale in coppia poliamorosa. Nella comunità bdsm mi considerano un “attivo su richiesta”, ovvero un sottomesso che non disdegna il ruolo dominante. Amo fare sesso di gruppo con la mia partner, e in quelle situazioni mi capita di interagire con altri uomini. Al di fuori di quelle situazioni ipersessuali, però, il sesso con gli uomini non mi interessa. Come dovrei definirmi? Te lo chiedo perché, per noi che siamo cresciuti negli anni novanta, era sufficiente un solo rapporto omosessuale per essere considerati gay. Sono una persona risolta e sicura di sé, e se durante un’ammucchiata un uomo vuole giocare con me trovo non ci sia nulla di male nel dargli piacere. Sono esperienze che giudico neutre in senso positivo. Ho paura che usare termini come “eteroflessibile” o “quasi etero” contribuisca a rendere invisibile la bisessualità, ma definirmi bisessuale mi sembra un’appropriazione, perché nella vita godo di tutti i privilegi dell’eterosessualità. Mi piacerebbe definirmi bisessuale perché penso serva a normalizzarlo come orientamento, ma non mi sento completamente in diritto. Ti sarei davvero grato se mi dessi una mano.

– Just Oppressed Enough

Secondo me sei perfettamente titolato a definirti bisessuale, JOE. Ma per sicurezza ho chiesto un parere anche a Zachary Zane, bisessuale e titolare della rubrica di consigli sessuali di Men’s Health.

“Mi scrivono spesso persone bisessuali che non si sentono abbastanza ‘gay’ per utilizzare l’etichetta ‘bisessuale’”, risponde Zane. “In genere sono donne cisgender sposate con uomini cis eterosessuali che non hanno mai conosciuto il livello di oppressione a cui va incontro, che so, un omosessuale effeminato in coppia con una persona non binaria”.

Ma la tua personale esperienza di oppressione – o di assenza della stessa – non toglie valore alla tua componente non eterosessuale, né ti preclude di identificarti come bisessuale.

“È molto triste pensare che il nostro concetto di ‘non eterosessualità’ sia indissolubilmente legato all’esperienza dell’oppressione”, riflette Zane. “È un’idea incredibilmente distorta. Essere gay e/o bisessuali ha a che fare con l’attrazione per i generi”, e non con il livello di oppressione che una persona sperimenta o avverte.

“Per cui risponderei di sì: JOE può definirsi bisessuale perché ama, in certe situazioni, interagire sessualmente con gli uomini”, dice Zane. “Al tempo stesso, penso che possa e debba riconoscere i privilegi che derivano dal suo modo di presentarsi, cosa che già sta facendo e deve continuare a fare. E spero che in futuro utilizzi la sua condizione per aiutare altri bisessuali non toccati dal privilegio di avere un aspetto e modi eterosessuali come i suoi”.

(Traduzione di Matteo Colombo)

Savage love è una rubrica di consigli sessuali e di coppia pubblicata su The Stranger.