I vescovi del Burundi negano il sostengo alle elezioni e criticano il presidente

Secondo la chiesa cattolica, la candidatura di Pierre Nkurunziza a un terzo mandato va contro gli accordi di pace che nel 2005 misero fine alla guerra civile nel paese

I vescovi del Burundi negano il loro sostegno alle elezioni e criticano il presidente Nkurunziza 

La chiesa cattolica ha criticato fortemente la decisione del presidente del Burundi Pierre Nkurunziza di candidarsi a un terzo mandato e ha ritirato il suo appoggio alle elezioni presidenziali e parlamentari che si terranno a giugno.

I vescovi del Burundi, secondo cui la candidatura per il terzo mandato va contro gli accordi di pace, che nel 2005 misero fine alla guerra civile nel paese, si sono espressi anche contro “il modo in cui le elezioni sono state organizzate e il modo in cui la situazione si sta evolvendo”, riferendosi alle manifestazioni e alle violenze che vanno avanti da più di un mese. E hanno inoltre avvertito la popolazione di non recarsi alle urne dietro minacce o intimidazioni, o in cambio di favori. La chiesa del Burundi ha chiesto ai preti che prestano servizio nelle commissioni elettorali in tutto il paese di dimettersi. “La chiesa non può approvare un’elezione così piena di difetti”, ha detto il vescovo Gervais Bashimiyubusa.

Secondo il leader dell’opposizione Agathon Rwasa, il voto non avrà alcuna legittimità e le elezioni non potranno essere libere ed eque. “Il ritiro del sostegno della chiesa cattolica è la conferma che non vi è alcuna possibilità di elezioni democratiche”, ha dichiarato.

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L’opposizione boicotta i negoziati con il governo in Burundi

L’opposizione del Burundi ha boicottato i negoziati con il governo, ancora in fase preliminare e promossi dalle Nazioni Unite e dall’Unione africana. La decisione è stata presa in segno di protesta per l’uccisione di Zedi Feruzi, uno dei leader dell’opposizione, mobilitata da un mese contro la candidatura a un terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza. Intanto sono riprese le manifestazioni contro il presidente nella strade della capitale e in provincia. A Mugamba, una sessantina di chilometri a sudest di Bujumbura, un manifestante è stato ucciso dalla polizia e altri due sono stati feriti.

I funerali del leader dell’opposizione in Burundi

Migliaia di persone hanno partecipato a Bujumbura, la capitale del Burundi, al funerale di uno dei leader dell’opposizione, ucciso in una sparatoria nella serata del 23 maggio. Le spoglie di Zedi Feruzi, leader del piccolo partito Unione per la pace e la democrazia, sono state portate a spalla da giovani che intonavano canti patriottici, per le vie della città fino a un cimitero musulmano. Feruzi e una delle sue guardie del corpo sono stati uccisi in un agguato. Leggi

A Bujumbura in Burundi i funerali del leader dell’opposizione

Migliaia di persone hanno partecipato a Bujumbura, la capitale del Burundi, al funerale di un leader dell’opposizione ucciso in una sparatoria nella serata del 23 maggio. Le spoglie di Zedi Feruzi, leader del piccolo partito Unione per la pace e la democrazia, sono state portate a spalla da giovani che intonavano canti patriottici, per le vie della città fino a un cimitero musulmano. Feruzi e una delle sue guardie del corpo sono stati uccisi in un agguato.

Il politico e la sua scorta sono stati raggiunti dai colpi di arma da fuoco sparati da uomini a bordo di un’auto in corsa. Nelle ultime quattro settimane il Burundi è stato sconvolto dalle proteste di piazza seguite all’annuncio da parte del presidente uscente Pierre Nkurunziza di volersi candidare per un terzo mandato presidenziale - giudicato incostituzionale dalle opposizioni - alle elezioni del 26 giugno. Le manifestazioni hanno dato luogo a un colpo di stato dei militari, poi fallito.

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In Burundi il governo avvia un dialogo politico con i manifestanti

Dopo una nuova settimana di tensioni e di violenze, oggi è tornata la calma a Bujumbura in Burundi per una tregua stabilita dai leader del movimento contro la candidatura al terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza. L’opposizione ha quindi avviato un tentativo di “dialogo” con il governo. In questa occasione, i protagonisti della contestazione a Nkurunziza hanno chiesto al “governo di mostrare la sua buona volontà evitando di aprire il fuoco contro i manifestanti”.

I colloqui stanno andando avanti da qualche giorno sotto l’egida dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, Saïd Djinnit, dei rappresentanti dell’Unione africana e dei paesi della regione. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha espresso soddisfazione per questo sforzo di “dialogo politico” che comprende rappresentanti della società civile, partiti politici, organizzazioni religiose ed emissari del governo. Per permettere lo svolgimento dei colloqui, l’opposizione ha dichiarato una tregua nelle manifestazioni per tutto il fine settimana.

Tre morti nell’esplosione di due granate nella capitale del Burundi

Tre persone sono morte a Bujumbura, la capitale del Burundi, nell’esplosione di due granate lanciate da alcune persone che sono fuggite. Almeno dieci persone sono rimaste ferite. L’esplosione è avvenuta alla fine di una nuova giornata di proteste dell’opposizione contro la candidatura a un terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza. Secondo alcune testimonianze si è trattato della manifestazione più grande da quando è cominciata la protesta contro il presidente, il 26 aprile scorso.

I manifestanti si sono scontrati con la polizia nel quartiere di Cibitoke. Un gruppo, inoltre, ha dato alle fiamme del materiale elettorale sottratto da un’automobile e da un deposito della commissione elettorale.

L’arrivo in Tanzania
Volti di protesta 

A Bujumbura, in Burundi, continuano le proteste contro la decisione del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi a un terzo mandato. Sono morte 21 persone da quando, il 25 aprile scorso, sono cominciati gli scontri tra i manifestanti e la polizia. Per non farsi riconoscere alcuni manifestanti si coprono il volto con materiali di seconda mano, tra cui buste di plastica, vestiti e foglie.

Un altro manifestante ucciso in Burundi, dove non si fermano le proteste contro Nkurunziza

Non si fermano le proteste e gli scontri tra polizia e manifestanti a Bujumbura, la capitale del Burundi. Un manifestante è stato ucciso dalla polizia questa mattina, facendo salire a 21 il numero dei morti dall’inizio delle proteste, scoppiate il 25 aprile.  Leggi

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Il destino dei profughi
La polizia spara e uccide un manifestante a Bujumbura, in Burundi, durante le proteste contro la decisione del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi a un terzo mandato alle elezioni di giugno. Afp

La polizia spara e uccide un manifestante a Bujumbura, in Burundi, durante le proteste contro la decisione del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi a un terzo mandato alle elezioni di giugno. Afp

Rinviate di una settimana le elezioni legislative in Burundi, le proteste contro il presidente continuano

Sono state rinviate di una settimana le elezioni legislative previste per il 26 maggio in Burundi. Il presidente Pierre Nkurunziza ha ascoltato il parere della commissione elettorale e ha fissato la nuova data per il 5 giugno. Le elezioni presidenziali, quelle contestate dalla popolazione, al momento restano programmate per il 26 giugno.

A Bujumbura intanto continuano le proteste contro la decisione di Nkurunziza di candidarsi a un terzo mandato, con l’uccisione di un soldato da parte della polizia che ha aperto il fuoco sui manifestanti.

Inoltre, alcuni giornalisti denunciano che il governo non gli permette di entrare nei campi profughi di Kagunga, al confine con la Tanzania, per parlare con i burundesi fuggiti dalle violenze. Circa ottantamila persone sono state accolte al di là della frontiera, dove è scoppiata un’epidemia di colera per cui sono morte dodici persone.

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza ha firmato un decreto per posticipare al 2 giugno le elezioni parlamentari, previste per il 26 maggio. Reuters

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza ha firmato un decreto per posticipare al 5 giugno le elezioni parlamentari, previste per il 26 maggio. Reuters

Mani in alto
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Le radici della crisi in Burundi

La settimana scorsa una parte dell’esercito del Burundi si è ribellata, non per rovesciare l’ordine costituzionale ma per salvarlo. La rivolta è fallita dopo due giorni di combattimenti nella capitale Bujumbura. I generali che l’hanno guidata si sono arresi. “Spero che non ci uccidano”, ha dichiarato il leader del gruppo, il generale Godefroid Niyombare. Ma la loro sorte, come molte altre cose in Burundi, è ancora incerta. Leggi

Il presidente del Burundi sostituisce i ministri degli esteri e della difesa

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza ha deciso di sostituire i ministri degli esteri e della difesa. L’annuncio, fatto da un portavoce della presidenza, arriva in piena crisi politica, quattro giorni dopo il fallimento del colpo di stato tentato da alcuni vertici militari. Il ministro della difesa Pontien Gaciyubwenge è stato sostituito da Emmanuel Ntahonvukiye, un civile. Al ministero degli esteri è andato Alain Aimé Nyamitwe al posto di Laurent Kavakure. Afp

In fuga dal Burundi
Il presidente del Burundi appare in pubblico dopo il fallito golpe

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza ha fatto la sua prima apparizione pubblica nella capitale Bujumbura dopo il fallito colpo di stato del 13 maggio. Durante una conferenza stampa nel palazzo presidenziale, Nkurunziza ha detto che il paese è minacciato da Al Shabaab, il gruppo jihadista attivo nella vicina Somalia. Non ha invece fatto alcun riferimento al colpo di stato tentato da alcuni vertici militari dopo che il paese è stato percorso da settimane di proteste contro la sua candidatura per un terzo mandato alle elezioni del 26 giugno.

In passato Al Shabaab ha minacciato di condurre attacchi in Burundi per il coinvolgimento delle sue truppe nella missione di pace dell’Unione africana in Somalia. Il gruppo ha già colpito il Kenya e l’Uganda per lo stesso motivo. Secondo alcuni osservatori, però, il riferimento alla minaccia jihadista potrebbe essere usata da Nkurunziza come un pretesto per dare più potere ai servizi di sicurezza per reprimere le nuove manifestazioni, convocate per domani 18 maggio.

Sabato 16 maggio diciotto persone sono apparse in tribunale con l’accusa di avere contribuito al colpo di stato. Il leader del golpe, il generale Godefroid Niyombare, che in un primo momento si riteneva in arresto, sarebbe invece ancora in fuga.

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