Chaideer Mahyuddin, Afp

Il 24 ottobre alcune ong e centri di ricerca hanno avvertito che il mondo non sta mantenendo la promessa di mettere fine alla deforestazione entro il 2030: nel 2022 la superficie forestale distrutta è aumentata rispetto all’anno precedente.

Nel 2021 i leader di più di cento paesi e territori che ospitano la grande maggioranza delle foreste del pianeta si sono impegnati a mettere fine alla distruzione delle foreste e se possibile a ricostituirle entro il 2030.

Ma secondo il rapporto Forest declaration assessment, pubblicato il 24 ottobre, nel 2022 la deforestazione è aumentata del 4 per cento.

“L’obiettivo del 2030 è indispensabile per mantenere un clima vivibile per l’umanità”, ha affermato Erin Matson, una delle autrici del rapporto.

Le foreste non sono solo habitat essenziali per la vita animale, ma anche importanti regolatori del clima globale grazie alla capacità di assorbire l’anidride carbonica prodotta dalle attività umane.

Nel 2022 la deforestazione ha superato di più del 20 per cento quella prevista per rispettare l’impegno preso dai leader. È stata infatti registrata una perdita di 6,6 milioni di ettari di foresta, soprattutto nelle regioni tropicali.

Il rapporto, a cui hanno collaborato più di venti ong ambientaliste e centri di ricerca, avverte anche che il degrado delle foreste rimane un problema importante.

Il termine degrado si riferisce a vari tipi di danni, tra cui gli incendi e la perdita di biodiversità, che influiscono sulle condizioni generali di una foresta.

“I dati di un singolo anno non sono così importanti”, ha precisato Matson. “Conta molto di più la tendenza su più anni. E anche qui è evidente che stiamo andando nella direzione sbagliata”.

Cinquanta paesi sulla buona strada

Il quadro non è del tutto negativo: circa cinquanta paesi sono sulla buona strada per mettere fine alla deforestazione. In particolare, Brasile, Indonesia e Malaysia hanno ridotto in modo significativo la distruzione della foresta.

Tuttavia, il rapporto avverte che questi progressi sono a rischio.

Il successo dell’Indonesia è legato a una moratoria sulla deforestazione che è già messa in discussione in nome dello sviluppo economico e della creazione di posti di lavoro.

In Brasile, dove si registra un rinnovato interesse per la protezione dell’Amazzonia, è in pericolo un altro ecosistema chiave, la savana del Cerrado.

Gli autori del rapporto elogiano l’Unione europea, che ha introdotto nuove regole per bloccare le importazioni di prodotti di base che favoriscono la deforestazione.

Ma chiedono politiche più incisive a livello globale, che comprendano maggiori fondi per la protezione delle foreste e la revoca dei sussidi ai settori che promuovono la deforestazione, tra cui l’agricoltura.

“Il mondo sta distruggendo le sue foreste, con conseguenze devastanti”, ha avvertito Fran Price, responsabile delle foreste per il Wwf.

“Da quando è stato preso l’impegno globale, abbiamo perso un’area di foresta tropicale grande come la Danimarca”, ha aggiunto.

La pubblicazione del rapporto precede la conferenza delle Nazioni Unite sul clima Cop28, che si svolgerà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre.

Ma probabilmente la deforestazione passerà in secondo piano rispetto alle discussioni sul futuro dei combustibili fossili.