Il 7 gennaio in varie città iraniane si sono svolte nuove manifestazioni antigovernative, alcune delle quali caratterizzate da violenze, nonostante gli inviti alla distensione lanciati dal presidente Masoud Pezeshkian.

Una manifestazione di commercianti a Lordegan, nel sudovest del paese, è degenerata in scontri con le forze di sicurezza che hanno causato la morte di due poliziotti e il ferimento di trenta persone, secondo l’agenzia di stampa Fars.

“I rivoltosi hanno cominciato a lanciare pietre contro le forze di sicurezza e alcuni hanno perfino aperto il fuoco”, ha aggiunto la Fars.

A Bojnurd, nel nordest del paese, “alcuni rivoltosi hanno lanciato pietre e rotto le finestre della moschea Imam Khomeini, mentre altri hanno incendiato una libreria che vendeva copie del Corano e testi religiosi”, ha affermato l’agenzia di stampa Tasnim.

“Morte al dittatore! Libertà!”, hanno gridato i manifestanti, riferendosi alla guida suprema Ali Khamenei, in un quartiere elegante di Teheran, secondo l’ong Iran human rights (Ihr), che ha sede in Norvegia.

Il giorno prima, secondo i mezzi d’informazione locali, nella capitale si erano verificati per la prima volta scontri in pieno giorno.

L’8 gennaio, nel dodicesimo giorno dell’ondata di proteste, la Fars ha annunciato che un poliziotto è stato ucciso a coltellate durante alcuni scontri vicino a Teheran, sottolineando che sono in corso le indagini per identificare gli autori dell’aggressione.

Un’importante manifestazione si è svolta il 7 gennaio anche nella città portuale di Bandar Abbas, nel sud del paese, come mostra un video pubblicato dall’ong Attivisti per i diritti umani in Iran (Hrna), che ha sede negli Stati Uniti. Altre iniziative di protesta sono state segnalate ad Aligudarz e a Rasht.

Il 7 gennaio il presidente Masoud Pezeshkian, che ha poteri limitati, ha chiesto alle forze di sicurezza di non attaccare i manifestanti, secondo l’agenzia di stampa Mehr.

Il capo dell’esercito iraniano, Amir Hatani, ha invece risposto con le rime alle minacce del presidente statunitense Donald Trump d’intervenire militarmente in Iran in caso di violenze delle forze di sicurezza e al sostegno ai manifestanti espresso dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

“Se il nemico commette un errore, risponderemo con grande fermezza”, ha affermato.

Dall’inizio dell’ondata di proteste, manifestazioni si sono svolte in almeno cinquanta città, per lo più piccole e medie, soprattutto nell’ovest del paese. Le proteste hanno interessato 25 delle 31 province dell’Iran.

Secondo un bilancio fornito il 6 gennaio dall’ong Ihr, “almeno 27 manifestanti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza in otto province”, mentre “più di mille persone sono state arrestate”.