Il 14 gennaio Washington ha annunciato l’inizio della seconda fase del piano Trump per mettere fine alla guerra nella Striscia di Gaza, mentre i movimenti palestinesi hanno raggiunto un accordo sulla formazione di un comitato di transizione.

“Annunciamo l’avvio della fase due del piano in venti punti del presidente Donald Trump, che prevede demilitarizzazione, amministrazione transitoria e ricostruzione”, ha affermato sul social network X l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff.

In seguito alle forti pressioni statunitensi, un cessate il fuoco era entrato in vigore nel territorio palestinese il 10 ottobre, poco più di due anni dopo l’inizio della guerra tra Israele e Hamas.

In quei giorni Trump aveva presentato un piano che prevedeva tra le altre cose la creazione di un comitato di transizione per amministrare la Striscia di Gaza sotto la supervisione di un consiglio di pace presieduto da lui stesso.

L’Egitto, uno degli stati mediatori, ha annunciato il 14 gennaio che è stato raggiunto al Cairo un accordo tra le parti sulla composizione di questo comitato palestinese, che avrà quindici membri.

Il comitato, che sarà di natura tecnica, sarà presieduto dall’ex viceministro palestinese Ali Shaath.

Il ministro degli esteri egiziano Badr Abdelatty ha auspicato che il comitato possa insediarsi in tempi rapidi, in modo da “ripristinare il più presto possibile i servizi essenziali nella Striscia di Gaza”, dov’è in corso una grave crisi umanitaria.

Ai colloqui al Cairo hanno partecipato una delegazione di Hamas e mediatori egiziani, nonché i rappresentanti di partiti e fazioni palestinesi.

In un comunicato congiunto, Hamas e Jihad islamica hanno affermato di “sostenere” il comitato.

Anche l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), che ha sede a Ramallah, in Cisgiordania, ha espresso il suo sostegno, ha dichiarato all’Afp una fonte della presidenza.

Hamas ha confermato che non avrà alcun ruolo nella futura amministrazione di Gaza.

I colloqui hanno riguardato anche il ritiro dell’esercito israeliano dal territorio palestinese, la riapertura del valico di Rafah, al confine con l’Egitto, e l’ingresso degli aiuti umanitari, ha precisato Hamas.

I negoziati sulla seconda fase del piano hanno subìto forti ritardi in un contesto molto difficile, in cui sia Hamas sia Israele si sono accusati di aver violato il cessate il fuoco.

Il governo israeliano aveva escluso l’avvio della seconda fase del piano Trump prima del ritorno del corpo dell’ultimo ostaggio israeliano, Ran Gvili, che non è stato trovato.

Il Forum delle famiglie, la principale associazione israeliana per gli ostaggi, ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di “mantenere la sua promessa”.

Quindici leader internazionali

La seconda fase del piano prevede anche il disarmo di Hamas, che però il gruppo continua a rifiutare, e il ritiro graduale delle truppe israeliane da Gaza, di cui controllano ancora circa il 50 per cento.

Per quanto riguarda il consiglio di pace, sarà rappresentato sul campo dal diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, ex inviato delle Nazioni Unite per la pace in Medio Oriente.

Trump dovrebbe annunciare a breve la composizione del consiglio, di cui faranno parte una quindicina di leader internazionali.