Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio un equipaggio della Stazione spaziale internazionale (Iss) è tornato sulla Terra in anticipo a causa di un problema medico, un evento che non si era mai verificato.
Dopo 167 giorni nello spazio, gli statunitensi Mike Fincke e Zena Cardman, il russo Oleg Platonov e il giapponese Kimiya Yui sono ammarati nell’oceano Pacifico, al largo della California.
“A nome della SpaceX e della Nasa, bentornati a casa, Crew-11”, hanno affermato i controllori spaziali di Houston dopo l’ammaraggio della capsula orbitale Dragon. “È bello essere tornati”, ha risposto Cardman.
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Il membro dell’equipaggio con il problema di salute all’origine del ritorno anticipato “sta bene”, ha cercato di rassicurare il capo della Nasa Jared Isaacman durante una conferenza stampa.
Pur rifiutandosi di fornire ulteriori dettagli, Isaacman ha precisato che si tratta di un “grave problema medico che avrebbe potuto verificarsi anche sulla Terra”.
L’identità dell’astronauta in questione non è stata rivelata dalla Nasa, che la settimana scorsa aveva annunciato il rientro dell’equipaggio.
“La presenza di un rischio persistente e l’incertezza sulla diagnosi sono alla base di questa decisione”, ha spiegato il medico capo della Nasa James Polk.
“Il membro dell’equipaggio è in condizioni stabili”, aveva affermato il 14 gennaio Rob Navias, un funzionario della Nasa, poco prima che la capsula lasciasse la Iss, che orbita intorno alla Terra a circa quattrocento chilometri di altitudine.
Modello di cooperazione internazionale
I quattro astronauti avevano raggiunto la Iss ad agosto e avrebbero dovuto rimanere fino alla metà di febbraio.
Il prossimo equipaggio, Crew-12, potrebbe quindi partire prima del previsto, ha affermato la Nasa.
Al momento sulla Iss c’è un altro equipaggio composto da tre astronauti, uno statunitense e due russi, arrivati a novembre a bordo di un veicolo spaziale Soyuz.
Occupata in modo permanente dal 2000, la Iss rappresenta un modello di cooperazione internazionale tra Stati Uniti, Russia, Europa e Giappone. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina è rimasta uno degli ultimi ambiti di cooperazione tra Washington e Mosca.