Alcuni agenti dello United States immigration and customs enforcement (Ice) lasceranno Minneapolis il 27 gennaio, ha affermato sul social network X il sindaco democratico Jacob Frey, dopo una conversazione telefonica con il presidente Donald Trump.

“Continuerò a lottare affinché tutti gli agenti dell’Ice se ne vadano al più presto”, ha aggiunto.

L’uccisione di Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, commesso il 24 gennaio dagli agenti dell’Ice, che segue quello di Renee Good il 7 gennaio, ha messo l’amministrazione Trump sulla difensiva. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato il 26 gennaio che la morte di Pretti è una “tragedia” e che il presidente “non vuole vedere persone uccise o ferite per strada”.

Travolto da un’ondata di critiche sulla linea dura adottata a Minneapolis, alcune delle quali provenienti dal campo repubblicano, Trump ha inviato sul posto Tom Homan, responsabile della campagna di espulsioni di massa di migranti della sua amministrazione, che prenderà il posto di Greg Bovino.

Homan “riferirà direttamente” al presidente e sarà responsabile dell’operazione dell’Ice a Minneapolis, ha affermato la Casa Bianca.

Il 25 gennaio Trump aveva attribuito le morti di Good e Pretti al “caos” scatenato dai democratici. Il giorno dopo è tornato a esigere che le autorità locali collaborino con le agenzie federali responsabili dell’immigrazione, una linea rossa per il Partito democratico.

Intanto, il 26 gennaio il repubblicano Chris Madel, candidato alla carica di governatore del Minnesota, ha annunciato il suo ritito dalla corsa contestando gli eccessi dell’Ice a Minneapolis.

“Non posso sostenere le ritorsioni dei repubblicani contro i cittadini del nostro stato, né considerarmi membro di un partito che fa cose simili”, ha dichiarato.

Secondo i mezzi d’informazione statunitensi, un giudice federale prenderà in tempi rapidi una decisione in merito alla richiesta del procuratore generale del Minnesota di sospendere l’operazione dell’Ice.

I deputati e i senatori democratici al congresso hanno inoltre minacciato di bloccare i finanziamenti federali se le agenzie responsabili dell’immigrazione non saranno riformate.