Almeno 15 migranti sono morti al largo dell’isola di Chios, in Grecia, nella collisione tra l’imbarcazione su cui viaggiavano e una motovedetta della guardia costiera greca, secondo un bilancio fornito la mattina del 4 febbraio.
La collisione si era verificata la sera del 3 febbraio al largo della costa orientale di Chios, nel mar Egeo. Secondo un comunicato della guardia costiera, “il pilota di un motoscafo che procedeva ad alta velocità e senza luci di navigazione, con a bordo passeggeri stranieri, non ha ottemperato ai nostri segnali luminosi e sonori”.
“Il pilota ha invece invertito improvvisamente la rotta, e il motoscafo è entrato in collisione con il lato destro della motovedetta”, ha aggiunto la guardia costiera, sottolineando che “a causa della violenza dell’impatto il motoscafo si è rovesciato ed è affondato”.
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In un primo momento la guardia costiera aveva recuperato quattro corpi, ma il bilancio si è rapidamente aggravato.
Quattordici persone, tra cui tre donne, sono state trovate morte in acqua. Una quarta donna, che figurava tra i 25 feriti portati all’ospedale di Chios, ha perso la vita a causa delle ferite riportate.
Tra i feriti ci sono anche undici bambini e due membri della guardia costiera.
Il numero totale dei migranti a bordo non è stato reso noto, anche perché sono ancora in corso le operazioni di ricerca di persone disperse.
Situata nel nordest del mar Egeo, Chios si trova a pochi chilometri dalle coste della Turchia, punto di partenza di molte traversate di migranti diretti nell’Unione europea.
La viceministra per le migrazioni e l’asilo Sevi Voloudaki ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per chiarire le cause della collisione.
Il governo conservatore greco, guidato da Kyriakos Mītsotakīs, attua una politica migratoria restrittiva. Negli ultimi anni la Grecia è stata più volte accusata di respingimenti illegali dalle organizzazioni che difendono i diritti dei migranti.
Diciotto membri della guardia costiera greca sono attualmente in attesa di giudizio per la morte nel 2023 di centinaia di migranti nel naufragio di un peschereccio al largo di Pylos, nel Peloponneso (sud).
Decine di sopravvissuti al naufragio avevano presentato una denuncia contro la polizia portuale greca, sostenendo che la guardia costiera fosse intervenuta in grave ritardo nonostante le richieste di soccorso inviate dall’agenzia europea Frontex e dall’ong Alarm phone.