Il 5 febbraio l’Ucraina e la Russia hanno proceduto a un nuovo scambio di prigionieri, concordato nel corso di due giorni di negoziati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, ma su tutte le altre questioni, soprattutto quella territoriale, non sono stati fatti passi avanti significativi.

Il ministero della difesa russo ha riferito che è stato completato uno scambio di 157 prigionieri per parte.

Poco prima l’inviato statunitense Steve Witkoff, presente ad Abu Dhabi come mediatore, aveva annunciato lo scambio di 314 prigionieri, il primo dall’ottobre scorso.

“I colloqui di pace sono stati approfonditi e produttivi, ma c’è ancora molto lavoro da fare per mettere fine alla guerra”, ha dichiarato Witkoff sul social network X, senza fornire ulteriori dettagli.

Il 4 febbraio il Cremlino aveva nuovamente invitato l’Ucraina a piegarsi alle sue richieste riguardo alla cessione di territori ucraini, alimentando i dubbi sulle possibilità di successo dei negoziati.

Mosca pretende che Kiev si ritiri dalle zone che ancora controlla nella regione orientale di Donetsk, in cambio di un congelamento della linea del fronte.

Kiev rifiuta di ritirarsi, ma teme che Washington possa allinearsi alla posizione di Mosca.

Dal suo ritorno alla Casa Bianca, il presidente statunitense Donald Trump ha tagliato quasi tutti gli aiuti militari all’Ucraina, ponendosi, a differenza del suo predecessore Joe Biden, come mediatore del conflitto piuttosto che come sostenitore di Kiev.

In un’intervista all’emittente tv France 2, trasmessa la sera del 4 febbraio, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj aveva stimato che Mosca dovrebbe sacrificare altri 800mila uomini per conquistare l’intera regione di Donetsk. “E ci vorranno almeno due anni”, aveva aggiunto.

Zelenskyj aveva però riconosciuto che il conflitto sta pesando molto anche sul suo paese, con “55mila soldati ucraini uccisi” e “un gran numero di dispersi”.

Dopo una breve pausa su richiesta di Trump, il 3 febbraio Mosca aveva ripreso i suoi attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, causando interruzioni di elettricità e di riscaldamento per centinaia di migliaia di famiglie, in un momento in cui le temperature sono intorno ai venti gradi sottozero.

Nella notte tra il 4 e il 5 febbraio le forze russe hanno attaccato la capitale ucraina con i droni, causando danni in vari quartieri.