È una contabilità macabra, ma dà la misura della ferocia della guerra che continua a stravolgere l’Ucraina (a meno di un mese dal quarto anniversario dell’invasione russa) e del prezzo che Vladimir Putin è disposto a pagare in termini di vite umane per raggiungere il suo scopo.
I militari russi morti, feriti e dispersi sarebbero finora 1,25 milioni. I decessi sarebbero 325mila, ovvero più del totale di tutte le guerre russe e sovietiche dal 1945 e 17 volte di più rispetto ai dieci anni di guerra sovietica in Afghanistan.
Il calcolo è stato fatto dal think tank statunitense Center for Strategic and International Studies (Csis) sulla base di fonti accessibili e valutazioni occidentali e ucraine, dunque non è verificabile, ed è stato definito dal Cremlino “assolutamente non credibile”. Tuttavia, molti esperti militari considerano la stima affidabile.
È facile capire perché Mosca smentisca queste cifre: i numeri indicano che le vittime russe sono il doppio rispetto a quelle ucraine, rispetto a un’avanzata sul campo modesta. Secondo lo stesso studio, l’Ucraina avrebbe perso seicentomila uomini. I morti sarebbero tra i 90mila e i 140mila.
Se Putin dovesse mai mettere fine alla guerra, non sarà certo a causa delle morti tra i soldati. La differenza di popolazione tra i due paesi – 143 milioni di abitanti in Russia contro 39 milioni in Ucraina – spiega in parte il diverso rapporto con le perdite umane, ma bisogna tenere conto anche della natura del sistema e della libertà di espressione: per esempio conosciamo bene le reticenze alla coscrizione in Ucraina, mentre poco si sa di quelle delle minoranze russe che compongono buona parte delle truppe del Cremlino.
Guerra parallela
Il presidente russo conduce in parallelo una guerra a oltranza contro i civili ucraini. Le forze di Mosca hanno colpito duramente le infrastrutture energetiche del paese, condannandone una parte al gelo e all’oscurità in un momento in cui le temperature invernali scendono fino a 20 gradi sotto zero. La solidarietà europea fa quello che può: all’Ucraina sono stati promessi più di seimila gruppi elettrogeni e caldaie.
L’escalation ha fatto registrare un attacco condotto in settimana da un drone russo contro un treno di passeggeri civili, che ha provocato cinque vittime. Le operazioni contro i civili costituiscono un crimine di guerra, ma anche in questo caso è chiaro che a Putin non importa.
Nel frattempo le trattative proseguono, con i negoziatori ucraini, russi e statunitensi che dovrebbero ritrovarsi domenica ad Abu Dhabi per un secondo round di discussioni. Gli Stati Uniti spingono Kiev ad accettare ciò che finora l’Ucraina ha sempre rifiutato: cedere alla Russia territori che le forze di Mosca non controllano militarmente. La trattativa va comunque avanti, anche perché né i russi né gli ucraini vogliono apparire responsabili di un fallimento agli occhi di Trump.
E così anche la guerra va avanti, con il suo bilancio terrificante, che continua ad aggravarsi, le sofferenze estreme inflitte alla popolazione ucraina e un ambiente internazionale tossico alimentato dalla politica statunitense, al punto che Putin è stato invitato da Trump nel suo cosiddetto consiglio per la pace. Proprio lui che sta condannando milioni di ucraini a vivere al freddo e al buio mentre invia migliaia di suoi concittadini a morire. George Orwell non avrebbe saputo immaginare di meglio.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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