Il 10 febbraio il ministro degli esteri keniano Musalia Mudavadi ha annunciato che a marzo andrà in visita ufficiale a Mosca dopo la morte di alcuni cittadini keniani reclutati con la forza dall’esercito russo, vittime di un meccanismo fraudolento.
Vari mezzi d’informazione, tra cui l’Afp, avevano rivelato che centinaia di keniani, in molti casi senza addestramento militare, erano stati costretti, una volta attirati in Russia con l’inganno, a firmare un contratto con l’esercito russo per andare al fronte in Ucraina.
“Deploriamo la perdita di vite umane. Andrò a Mosca per sottolineare che tutto questo deve finire”, ha dichiarato Mudavadi in un comunicato.
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“È inaccettabile che cittadini keniani siano ingannati con false promesse di impieghi civili ben retribuiti in Russia per poi essere usati come carne da cannone”, aveva dichiarato in precedenza all’Afp il viceministro degli esteri keniano Abraham Korir Sing’Oei.
“Possiamo confermare l’esistenza di un meccanismo volto a reclutare illegalmente cittadini africani, tra cui molti keniani, per trasformarli in combattenti di una guerra che non li riguarda”.
Nell’ambito di un’inchiesta pubblicata il 9 febbraio, l’Afp aveva raccolto le testimonianze di quattro keniani tornati dalla Russia, tre dei quali feriti. Uno di loro era partito pensando di diventare venditore, due agenti di sicurezza e il quarto un atleta di alto livello.
Tra 920 e 2.400 euro al mese
A tutti era stato promesso uno stipendio compreso tra l’equivalente di 920 e 2.400 euro al mese, una cifra notevole considerando che in Kenya molti lavoratori guadagnano appena cento euro al mese.
Il giorno del loro arrivo o il giorno dopo i quattro erano stati costretti a firmare un contratto, scritto in cirillico, che li legava all’esercito russo. Poi erano stati mandati al fronte in Ucraina, senza alcuna formazione militare o quasi.
Tre di loro si erano ritrovati nello stesso posto a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, vicino a Vovčansk, nella regione ucraina di Charkiv, dove dovevano attraversare un grande campo pieno di cadaveri. Due di loro avevano poi riferito che quasi tutti i membri della loro unità, composta da keniani e altri africani, erano morti sotto il fuoco dei droni ucraini.
“Sono stati usati come carne da cannone. È una cosa dolorosa e scioccante, inaccettabile ai nostri tempi”, aveva dichiarato all’Afp Sing’Oei.