Il 9 febbraio la procura della Corte speciale per il Kosovo dell’Aja ha chiesto 45 anni di prigione per l’ex presidente kosovaro Hashim Thaçi e per tre ex alti ufficiali militari, sotto processo per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto con la Serbia (1998-1999).

I quattro imputati sono accusati di omicidio, tortura, persecuzione e detenzione illegale, sia in Kosovo sia in Albania, di centinaia di civili, tra cui serbi, rom e oppositori politici.

“La gravità delle accuse non è attenuata dal passare del tempo”, ha affermato la procuratrice Kimberly West nelle sue arringhe finali, che, insieme a quelle della difesa, caratterizzano l’ultima fase del processo, che dovrebbe concludersi la prossima settimana.

A quel punto la corte, che ha sede all’Aja, nei Paesi Bassi, ma fa parte del sistema giudiziario kosovaro, avrà un mese di tempo per pronunciare la sua sentenza.

Il termine può essere prorogato di due mesi in circostanze eccezionali.

Thaçi, 57 anni, presente in aula, si era dimesso da presidente del Kosovo dopo essere stato incriminato nel 2020. All’epoca dei fatti era il capo politico dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), mentre i suoi tre coimputati erano alti ufficiali del gruppo indipendentista.

Tutti e quattro si erano dichiarati non colpevoli all’apertura del processo, quattro anni fa, e dovrebbero fare lo stesso nei prossimi giorni.

Istituito dal parlamento kosovaro, la Corte speciale per il Kosovo ha il compito d’indagare sui presunti crimini di guerra commessi dai combattenti kosovari durante il conflitto con la Serbia.

È composta da personale internazionale per proteggere i testimoni da possibili ritorsioni nei loro paesi d’origine.

La procuratrice West ha però denunciato “alcuni tentativi d’influenzare i testimoni per favorire l’imputato Thaçi”.

Eroi dell’indipendenza

A Pristina, la capitale del Kosovo, dove gli imputati sono ancora ampiamente considerati eroi dell’indipendenza, alcuni ex combattenti dell’Uck si sono riuniti nel quartier generale dei veterani di guerra per seguire il processo in tv.

Uno di loro, Hysni Gucati, ha definito “scandalose” le accuse contro Thaçi e i suoi tre coimputati. “La Corte sta facendo un grosso favore alla Serbia e a tutti i nemici del Kosovo”, ha dichiarato.

La presidente kosovara Vjosa Osmani ha affermato che “qualsiasi tentativo di equiparare la guerra di liberazione combattuta dall’Uck alle azioni genocide dell’aggressore serbo mette a rischio una pace duratura nella regione”.

Il 17 febbraio, nell’ultimo giorno del processo, è prevista nella capitale una manifestazione di sostegno ai quattro imputati.