Almeno venti persone sono morte nel passaggio del ciclone Gezani sull’est del Madagascar, secondo un nuovo bilancio fornito l’11 febbraio dalle autorità malgasce.
“È una catastrofe: quasi il 75 per cento di Toamasina (la seconda città del paese, ndr) è stato distrutto”, ha affermato il colonnello Michael Randrianirina, che guida il paese dal colpo di stato dell’autunno scorso.
Raffiche di vento a 250 chilometri all’ora hanno devastato questa città portuale di quasi 400mila abitanti, dove, oltre ai venti morti, 15 persone risultano disperse e 33 sono rimaste gravemente ferite, secondo l’Ufficio nazionale per la gestione dei rischi e delle catastrofi (Bngrc).
Si teme però un bilancio molto più grave perché sull’isola quasi tutte le case sono precarie.
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“Il 90 per cento dei tetti delle case è stato spazzato via”, ha dichiarato all’Afp Rija Randrianarisoa, un funzionario regionale dell’ong Azione contro la fame. “Tutte le strade sono bloccate, ricoperte da alberi caduti e tetti in lamiera volati via”, ha aggiunto.
Secondo il Centro meteorologico regionale per i cicloni (Cmrs) dell’isola francese della Réunion, “Gezani ha colpito la costa del Madagascar, all’altezza di Toamasina, con una forza paragonabile a quella del ciclone Geralda”, che nel febbraio 1994 aveva causato più di duecento morti nel paese.
Randrianirina ha lanciato un appello ai partner del Madagascar e ai finanziatori internazionali. “Non possiamo farcela da soli”, ha affermato.
Il ciclone si è indebolito dopo aver toccato terra e sta attualmente attraversando l’isola da est a ovest. Anche se è stato declassato a tempesta tropicale, potrebbe ancora causare delle alluvioni.
In base alle previsioni del Cmrs, Gezani dovrebbe tornare a rafforzarsi quando raggiungerà il canale del Mozambico.