Il 17 febbraio il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che Iran e Stati Uniti hanno raggiunto un’intesa sulle linee guida di un possibile accordo nel corso di un secondo ciclo di negoziati a Ginevra, ma il vicepresidente statunitense JD Vance ha riferito di forti divergenze sulle “linee rosse” di Washington.

Alla tv di stato Araghchi, che guidava la delegazione iraniana, ha definito i negoziati “più costruttivi” rispetto a quelli del 6 febbraio in Oman, paese mediatore.

“Abbiamo raggiunto un’intesa sulle linee guida di un possibile accordo”, ha dichiarato, senza fornire una data per i nuovi negoziati.

L’Iran si è anche detto aperto a “verifiche internazionali” sul suo programma nucleare.

“Da un lato è andata bene, perché il dialogo continua”, ha commentato Vance su Fox News.

“Ma dall’altro, sembra che gli iraniani non siano ancora pronti ad accettare le linee rosse del presidente Trump”, ha aggiunto.

Il vicepresidente statunitense ha lasciato intendere che la pazienza di Trump, che aveva già ordinato dei bombardamenti contro i siti nucleari iraniani nel giugno 2025, non è infinita.

“Il presidente si riserva il diritto di decidere il momento in cui la strada diplomatica non è più percorribile. Speriamo di non arrivare a quel punto”, ha dichiarato.

Vance ha aggiunto che Trump mantiene aperte “tutte le opzioni”, compresa quella militare. La portaerei Uss Abraham Lincoln si trova a circa 700 chilometri dalle coste dell’Iran, e un’altra, la Uss Gerald R. Ford, potrebbe raggiungerla nei prossimi giorni.

“Una nave da guerra è certamente un’arma pericolosa, ma quella in grado di affondarla lo è ancora di più”, ha commentato la guida suprema iraniana Ali Khamenei.

Le posizioni di partenza a Ginevra erano molto distanti. L’Iran, che i paesi occidentali e Israele sospettano voglia dotarsi delle armi nucleari, voleva discutere solo del nucleare e delle sanzioni occidentali. Gli Stati Uniti, come Israele, pretendono anche la sospensione del programma iraniano di missili balistici e la fine del sostegno a vari gruppi armati della regione.

Teheran ha sempre smentito di volersi dotare delle armi nucleari, ma sostiene di avere il diritto di sviluppare un programma nucleare per scopi civili, in conformità con il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), di cui è firmatario.

Araghchi si è comunque detto disponibile a un compromesso sull’arricchimento dell’uranio, a condizione che Washington revochi le sanzioni.

Il 17 febbraio il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si è anche detto “aperto” a “verifiche internazionali” sul programma nucleare dell’Iran.