Il 17 febbraio il parlamento peruviano ha destituito il presidente ad interim di destra José Jerí per “inadeguatezza”, acuendo l’instabilità politica del paese a due mesi dalle elezioni presidenziali.

Il 18 febbraio i deputati eleggeranno il suo successore, che guiderà il paese fino all’insediamento del prossimo presidente il 28 luglio.

Settimo capo dello stato in dieci anni, Jerí, entrato in carica poco più di quattro mesi fa, è stato destituito con 75 voti a 24, con tre astensioni.

Jerí, 39 anni, ex presidente del parlamento, aveva preso il posto a ottobre di Dina Boluarte, destituita a sua volta in un contesto di forte aumento della criminalità.

Il 18 febbraio i deputati eleggeranno un nuovo presidente del parlamento, che assumerà automaticamente la presidenza ad interim del Perù.

I candidati sono quattro: José Balcázar, Héctor Acuña, Edgar Reymundo e Maricarmen Alva. Quest’ultima, ex presidente del parlamento ed esponente del partito centrista Acción popular, è considerata la favorita.

Jerí era oggetto di varie mozioni di destituzione presentate dalla minoranza di sinistra e da un blocco di partiti di destra, che lo accusavano di “cattiva condotta” e “inadeguatezza”.

Nelle scorse settimane la procura aveva avviato due inchieste preliminari contro di lui per “traffico d’influenze illecite”. La prima, avviata a gennaio, riguarda un incontro segreto con un uomo d’affari cinese. La seconda, avviata il 13 febbraio, riguarda l’assunzione illecita di nove donne nella sua amministrazione.

“Non ho commesso alcun reato e ho l’autorità morale necessaria per esercitare la carica di presidente della repubblica”, aveva affermato Jerí il 15 febbraio durante un’intervista in tv.

“Eleggere Jerí è stato un errore, ma possiamo rimediare”, ha dichiarato il deputato di destra Jorge Marticorena prima della votazione.

“Questo presidente non serve a niente. Non ha fatto niente. Le violenze della criminalità organizzata non sono diminuite”, ha affermato la deputata di sinistra Susel Paredes.

Il Perù è in preda da anni a una forte instabilità politica. Solo uno degli ultimi sette presidenti ha completato il proprio mandato.