Il 9 marzo è cominciato in Turchia il processo al sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, detenuto da un anno per accuse di corruzione che l’opposizione considera politicamente motivate.
L’udienza davanti al tribunale di Silivri è cominciata alle 11.05, ma è stata sospesa dopo appena 15 minuti in seguito a un duro scontro verbale tra il giudice e İmamoğlu e i suoi avvocati.
Il giudice ha respinto la richiesta di İmamoğlu di prendere la parola e sospeso l’udienza fino alle 13.30.
In precedenza İmamoğlu e decine di altri imputati erano arrivati in aula accolti dagli applausi e dalle grida di decine di sostenitori.
İmamoğlu, candidato del Partito popolare repubblicano (Chp, socialdemocratico), la principale formazione d’opposizione, alle prossime elezioni presidenziali, previste nel 2028, è considerato uno dei pochi politici in grado di sconfiggere il presidente Recep Tayyip Erdoğan.
Nel novembre scorso la procura aveva incriminato İmamoğlu, 55 anni, con 142 capi d’accusa che potrebbero costargli una pena fino a 2.430 anni di prigione.
È accusato di aver diretto una grande rete criminale dedita alla corruzione, all’appropriazione indebita e allo spionaggio.
In occasione dell’apertura del processo, le ong per i diritti umani Human rights watch e Amnesty international hanno denunciato la strumentalizzazione del sistema giudiziario turco per colpire gli oppositori politici.
“Il potere vuole intimidire gli oppositori politici e mettere a tacere qualunque forma di dissenso”, ha dichiarato Dinushika Dissanayake, vicedirettrice di Amnesty international per l’Europa.
Dopo la sua vittoria nelle elezioni amministrative del marzo 2024 il Chp è stato colpito da una grande campagna di repressione giudiziaria, con quindici dei suoi sindaci attualmente dietro le sbarre.
Secondo i principali analisti politici turchi, è molto improbabile che İmamoğlu possa partecipare alle prossime presidenziali.
Il candidato del Chp potrebbe essere l’attuale leader Özgür Özel.