Facebook

Facebook ha presentato uno strumento per segnalare le notizie false.
Facebook ha presentato uno strumento per segnalare le notizie false. L’azienda ha etichettato come “disputed (contestata)” una notizia pubblicata sul blog Newport Buzz, nella quale c’era scritto che centinaia di migliaia di irlandesi erano stati portati negli Stati Uniti per fare gli schiavi. L’avviso viene fuori ogni volta che l’articolo viene condiviso. La decisione di Facebook è arrivata in seguito al risultato delle elezioni statunitensi, in particolare quando diversi analisti hanno dichiarato che Facebook ha avuto un ruolo nella circolazione delle notizie diffamatorie contro Hillary Clinton diffuse dai sostenitori di Donald Trump.
Je suis Lo Sgargabonzi. Su quello che si può dire su Facebook

Lo Sgargabonzi è il nome di uno scrittore comico e della pagina Facebook nella quale pubblica i suoi status. Mentre altri comici fanno ridere con i loro sketch, lo Sgargabonzi fa ridere con gli status, è un virtuoso di questa nuova forma di scrittura. Ma negli ultimi due mesi la sua pagina Facebook è stata bannata per otto volte. L’algoritmo, se è un algoritmo a decidere chi va bannato e chi no, evidentemente non conosce l’ironia. Leggi

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Manifesto

Mark Zuckerberg ha scritto un manifesto. S’intitola Costruire una comunità globale. Sembra il programma di un’azienda editoriale con obiettivi giornalistici. Ma Facebook non è, e dice di non voler essere, un’azienda editoriale. Per questo il manifesto di Zuckerberg deve suonare come un allarme per tutti i mezzi d’informazione. Leggi

Facebook testerà nei prossimi giorni uno strumento per segnalare le notizie false
Facebook testerà nei prossimi giorni uno strumento per segnalare le notizie false. L’azienda metterà a disposizione degli utenti un pulsante per indicare post ritenuti falsi. Giornalisti di varie organizzazioni valuteranno queste segnalazioni. Se le storie non saranno ritenute vere, o verificabili, saranno linkate ad articoli che spiegheranno i motivi delle scelte.
Facebook è pronto alla censura pur di entrare in Cina

Facebook è così determinato a entrare nel mercato cinese che si sta organizzando per soddisfare un requisito fondamentale: un solido impegno a favore della censura. Secondo il New York Times, l’azienda ha sviluppato uno strumento per nascondere determinati contenuti. Leggi

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Sorveglianza di massa
Bufale

Donald Trump ha vinto grazie a Facebook? Sono in molti a sostenerlo. Ma Trump ha vinto per altre ragioni: economiche, politiche, storiche, per mancanza di alternative. Sarebbe riduttivo, e in parte anche autoassolutorio, pensare che se Facebook non fosse esistito le elezioni sarebbero andate diversamente. Leggi

Facebook pronto a concedere strumenti alla censura cinese.
Facebook pronto a concedere strumenti alla censura cinese. Il New York Times ha rivelato che l’azienda californiana sta lavorando da tempo alla creazione di strumenti che consentirebbero al social network di rispondere alle esigenze delle autorità cinesi in tema di censura e circolazione delle informazioni. Ufficialmente Facebook non ha voluto confermare né smentire l’articolo del Times e ha chiarito che nessuna decisione ufficiale è stata presa. Ma emerge che all’interno dell’azienda si lavora a un software in grado di impedire a determinati post di comparire nel feed di determinati utenti.
Vivere ai tempi della post-verità

Post-truth, cioè post-verità, è la parola dell’anno per l’Oxford dictionary. La prima notizia è che l’uso di questo termine cresce del duemila per cento nel 2016 rispetto all’anno precedente. Il termine “denota o si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica”. Leggi

Perché Facebook è accusato di aver influito sulla vittoria di Donald Trump

In seguito alla vittoria di Donald Trump alle elezioni statunitensi dell’8 novembre, diversi osservatori hanno messo sotto accusa i social network, e in particolare Facebook, per aver facilitato la circolazione di notizie false, che avrebbero favorito il candidato repubblicano. Leggi

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La Germania blocca il trasferimento di dati da WhatsApp a Facebook.
La Germania blocca il trasferimento di dati da WhatsApp a Facebook. Le autorità tedesche per la privacy hanno impedito a Facebook di raccogliere i dati degli utenti che usano WhatsApp, l’applicazione di messaggistica comprata dall’azienda di Mark Zuckerberg nel 2014. Secondo Johannes Caspar, commissario per la protezione dei dati di Amburgo, saranno gli utenti tedeschi a decidere se fornire o no le proprie informazioni personali. Ad agosto WhatsApp aveva annunciato che avrebbe condiviso dati con Facebook per favorire la pubblicità mirata ed evitare lo spam.
WhatsApp chiede di condividere i dati con Facebook? Rispondiamo no

Quando l’app di messaggistica WhatsApp è stata lanciata nel 2009, mi è sembrata una delle più innovazioni più interessanti degli ultimi tempi. Per due motivi: sembrava progettata splendidamente e aveva un modello economico che non si basava sulla pubblicità. Ma le cose sono cambiate. Leggi

Milionesima

Si chiama Valentina e ha diciannove anni. Vive a Viterbo, studia scienze forestali all’università della Tuscia. Si interessa di bioedilizia, le piace la natura e fare foto, ascolta tutta la musica senza distinzioni e in particolare è una fan di Ludovico Einaudi, legge tantissimi libri, soprattutto romanzi e racconti di viaggio, non va spesso al cinema, ha girato un po’ l’Italia ed è stata in Spagna e in Svizzera, con i suoi amici è impegnata in diverse associazioni universitarie. Leggi

Un’inchiesta svela che i trending topic di Facebook sono selezionati da persone non da algoritmi
Un’inchiesta svela che i trending topic di Facebook sono selezionati da persone non da algoritmi. Lo rivelano documenti riservati, ottenuti e pubblicati dal Guardian. Negli ultimi giorni il social network è stato accusato di penalizzare le notizie pubblicate dai giornali conservatori, preferendo quelle più vicine al Partito democratico. La denuncia ha scatenato polemiche e il senato degli Stati Uniti ha chiesto a Facebook di chiarire i suoi criteri di selezione. Mark Zuckerberg ha dichiarato che approfondirà le denunce di censura.
Sempre più persone usano Facebook per informarsi, ma non si fidano

Sembra assurdo che un ex distributore di poke oggi abbia un ruolo di primo piano nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Dodici anni dopo la nascita di Facebook, il 63 per cento degli utenti lo considera una fonte d’informazione, secondo i risultati di uno studio del Pew research center. Leggi

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Facebook nega di aver censurato i mezzi d’informazione conservatori.
Facebook nega di aver censurato i mezzi d’informazione conservatori. Alcuni ex dipendenti, intervistati dal sito Gizmodo, avevano accusato l’azienda di averli costretti a non includere gli articoli pubblicati da siti di destra statunitensi nella sezione Trending topics, che raccoglie gli argomenti più discussi dai suoi utenti. Facebook inoltre è stata criticata per le dure condizioni di lavoro imposte ai giornalisti assunti per curare i Trending topics.
Le nuove emoticon trasformano Facebook in un parco giochi

Facebook ha recentemente introdotto una nuova funzione: le reazioni. Il nostro gradimento non si riduce più al semplice “like” ma si arricchisce di una paletta di nuove sfumature: Love, Ahaha, Wow, Sigh e Grrrr. Cosa ci dicono di nuovo sul social network e su noi che lo usiamo? Leggi

Facebook vieta gli annunci per la vendita di armi tra privati, anche su Instagram.
Facebook vieta gli annunci per la vendita di armi tra privati, anche su Instagram. Non sarà possibile cercare di vendere armi negli Stati Uniti attraverso Facebook o Instagram, lo ha annunciato l’azienda fondata da Mark Zuckerberg, che aveva preso una decisione simile per vietare il commercio di cannabis, di medicinali e di droghe illegali sul social network.
La killer della sparatoria di San Bernardino aveva espresso sostegno allo Stato islamico su Facebook
La killer della sparatoria di San Bernardino aveva espresso sostegno allo Stato islamico su Facebook. Le autorità statunitensi sostengono che l’attacco contro un centro per disabili in California in cui sono state uccise 14 persone e ne sono state ferite 21 potrebbe essere stato ispirato al gruppo Stato islamico (Is), ma non ci sono prove che i due killer fossero affiliati ai jihadisti. Secondo un funzionario di polizia, il giorno della sparatoria Tashfeen Malik ha usato un nome falso per postare su Facebook un messaggio di sostegno all’Is.
Come sono diventato un jihadista su Facebook

Su Facebook ormai mi chiamo Ayem. Sono francomarocchino, ho vent’anni, abito a Parigi e sono un tifoso del Paris Saint-Germain. Voglio verificare un’ipotesi: è davvero possibile entrare in contatto con dei jihadisti su Facebook? Leggi

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