Il campo per i figli di migranti irregolari a Tornillo, in Texas, al confine con il Messico, il 18 giugno 2018.

Il decreto di Trump non risolve il problema dei bambini migranti

Il campo per i figli di migranti irregolari a Tornillo, in Texas, al confine con il Messico, il 18 giugno 2018.
21 giugno 2018 16:48

Alla fine il presidente statunitense Donald Trump ha ceduto alle pressioni dell’opinione pubblica e dei parlamentari (compresi quelli del suo partito) e ha firmato un ordine esecutivo che mette fine alla politica, in vigore da circa due mesi, di separare i figli dei migranti che attraversano illegalmente il confine.

La decisione di Trump, si legge sulla maggior parte delle analisi della stampa internazionale, dimostra che la linea dura degli estremisti dell’amministrazione è stata sconfitta, e che finalmente è stata trovata una soluzione al problema dei circa 2.300 bambini separati dai loro genitori nelle ultime settimane. In realtà entrambe le affermazioni sono vere solo in parte, e c’è chi pensa che alla lunga la soluzione potrebbe essere peggiore del problema.

Per capire perché bisogna innanzitutto fare chiarezza sul meccanismo che ha portato alla separazione delle famiglie e che ha generato l’indignazione degli ultimi giorni. Contrariamente da quello che si è detto spesso, né Trump né il ministro della giustizia Jeff Sessions hanno mai firmato un decreto che ordina alla polizia di frontiera di separare i bambini dai loro genitori: si sono limitati a trasferire i procedimenti giudiziari delle persone fermate al confine dai tribunali per l’immigrazione alle corti federali.

La soluzione che propone Trump, allo stato attuale, è incarcerare i figli insieme ai genitori

Questa scelta, oltre a intasare il sistema penale statunitense, ha fatto in modo che gli adulti arrestati fossero automaticamente processati davanti a un giudice federale e quindi finissero in carcere in attesa della fine del procedimento. Cosa fare con i figli di queste persone? Non si poteva mandarli in carcere con i genitori, perché una sentenza emanata da un tribunale della California nel 1997 (il cosiddetto accordo Flores) impone che i minori siano ospitati in strutture sicure e con determinati standard sanitari, quindi la conseguenza inevitabile era la separazione delle famiglie.

E qui risiede il problema con l’ordine esecutivo firmato da Trump il 20 giugno. Il presidente si è limitato a decretare il ricongiungimento delle famiglie, senza mettere mano al problema che ha causato questa situazione: la volontà di perseguire penalmente ogni migrante irregolare. Gli adulti continueranno a essere processati per ingresso illegale nel paese (un reato minore), quindi la soluzione che propone Trump, allo stato attuale, è incarcerare i figli insieme ai genitori.

Una situazione evidentemente in contrasto con la sentenza Flores. Trump lo sa e infatti nel suo ordine esecutivo chiede al ministro della giustizia di “presentare un ricorso” in tribunale per modificare l’accordo Flores e “consentire che le famiglie entrate illegalmente vengano tenute insieme durante i processi penali”. Una modifica del genere di fatto autorizzerebbe la detenzione a tempo indeterminato di minori migranti, proprio il tipo di incarcerazione traumatica che l’accordo Flores cercava di impedire.

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La soluzione più ovvia, se davvero la Casa Bianca avesse voluto fare un passo indietro, sarebbe stata tornare alla politica seguita da Barack Obama, che consisteva nel trattare i casi degli adulti entrati illegalmente nel paese nei tribunali per l’immigrazione e rilasciare le famiglie su cauzione (una scelta che, oltre a essere meno crudele, fa anche risparmiare soldi e risorse al sistema giudiziario statunitense). Ma l’amministrazione Trump ha deciso di continuare dritta sulla strada della tolleranza zero, e ora, come spiega un articolo di Slate, “lo scenario più probabile è molto preoccupante: gli attivisti si opporranno alla modifica della sentenza Flores, i tribunali sanciranno che i minori devono essere rilasciati, e l’amministrazione Trump potrebbe rispondere separando di nuovo le famiglie: i genitori saranno di nuovo detenuti da soli e i loro figli mandati in ‘rifugi’ che operano come prigioni e saremo di nuovo al punto di partenza”.

È chiaro, dunque, che Trump non ha trovato una soluzione “umana” al problema. E anche che alla Casa Bianca sono ancora gli estremisti – il ministro della giustizia Sessions e il consulente del presidente Stephen Miller – a tracciare la rotta sull’immigrazione.

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