Oleg Sentsov in tribunale a Rostov sul Don, Russia, 21 luglio 2015.

Il voto imbarazzante di 36 eurodeputati di sinistra 

Oleg Sentsov in tribunale a Rostov sul Don, Russia, 21 luglio 2015.
19 giugno 2018 13:32

Oleg Sentsov è un regista ucraino, nato a Sinferopoli, in Crimea. Dal 2015 sta scontando venti anni di carcere per terrorismo in una colonia penale nell’estremo nord della Russia. E il 16 maggio ha cominciato uno sciopero della fame per chiedere la liberazione di 64 prigionieri politici ucraini, soprattutto tatari di Crimea, detenuti nelle carceri russe.

Durante le proteste ucraine del 2014 Sentsov è stato un militante di Automaidan, un gruppo di attivisti che organizzava cortei di automobili e offriva aiuto logistico agli altri manifestanti, e uno dei volti più noti della mobilitazione europeista in Crimea. Non ha mai riconosciuto l’annessione della penisola da parte di Mosca, decisa dopo un referendum organizzato dalla Russia in tre settimane di fatto sotto occupazione militare.

Nel maggio del 2014 è stato arrestato e accusato di far parte di un gruppo di terroristi che aveva dato fuoco alla porta della sede di Sinferopoli di Russia unita, il partito di Vladimir Putin, e di voler far saltare in aria una statua di Lenin. Insieme a lui sono finiti alla sbarra altri tre presunti cospiratori: l’anarchico Alaksandr Kolčenko, Oleksij Čirnyi e Gennadij Afanasev. Sentsov è stato anche accusato di appartenere al gruppo di estrema destra ucraino Pravyi Sektor. Senza nessuna prova.

Prima del processo gli è stata imposta la cittadinanza russa, come è successo agli altri residenti della Crimea. Il risultato è che Sentsov è finito davanti ai giudici come cittadino russo, senza la possibilità di incontrare il console ucraino a Mosca. “Voglio protestare contro i tentativi di privarmi della cittadinanza ucraina”, ha detto in tribunale lo scorso luglio. “Non sono un servo che viene passato di mano in mano insieme alla terra. Non ho mai presentato nessuna richiesta per avere la cittadinanza russa e per rinunciare a quella ucraina”.

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Al termine di un processo che Amnesty international ha definito “largamente iniquo e motivato politicamente”, Sentsov è stato condannato a vent’anni di carcere da un tribunale militare di Rostov, una sentenza – scrive ancora Amnesty – “basata su confessioni ottenute sotto tortura” e poi ritrattate in aula. Kolčenko è stato condannato a dieci anni, mentre Čirnyi e Afanasev hanno avuto sette anni. Quest’ultimo è uscito dal carcere nel 2016 grazie a uno scambio di prigionieri con l’Ucraina.

Dopo gli appelli del Pen Club e della European film academy, il 14 giugno il parlamento europeo ha votato una risoluzione per chiedere che “le autorità russe rilascino immediatamente e senza condizioni Oleg Sentsov e tutti gli altri cittadini ucraini detenuti illegalmente in Russia e nella penisola di Crimea”. Nel documento, presentato da un gruppo di deputati popolari, socialisti, verdi, conservatori e liberali, tra le altre cose il parlamento europeo chiede anche “la fine delle intimidazioni e delle vessazioni nei confronti del centro per i diritti umani Memorial”, si dichiara “profondamente allarmato per la preoccupante tendenza a ricorrere ad arresti, attacchi, intimidazioni e delegittimazioni contro giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani”, e “condanna le violazioni del diritto internazionale da parte della Russia in Crimea”.

La risoluzione è passata con 485 voti a favore, 76 contrari e 66 astensioni.

Tra gli eurodeputati italiani che hanno votato contro ci sono i cinque rappresentanti della Lega, cosa che non stupisce troppo considerata l’esplicita simpatia dei partiti di estrema destra verso la Russia di Putin.

A lasciare più perplessi è la presenza tra i 76 contrari dei tre eurodeputati della lista di sinistra L’altra Europa con Tsipras: cioè, oltre a Eleonora Forenza, due importanti giornalisti eletti a Strasburgo come Barbara Spinelli e Curzio Maltese. Viene da chiedersi cosa li abbia spinti a non sottoscrivere l’appello per la liberazione di un prigioniero politico e se non abbiano provato qualche imbarazzo a schierarsi, oltre che con i propri colleghi di Die Linke, Podemos e Syriza, con i francesi del Front national, con gli xenofobi olandesi del Partito per la libertà e con i neofascisti greci di Alba dorata.

In un momento in cui il nuovo governo italiano sembra voler voltare le spalle agli altri paesi europei e avere un atteggiamento molto benevolo verso la Russia, ci si sarebbe aspettata maggiore coerenza da parte di quel poco che resta delle forze progressiste italiane in Europa.

Replica. Eleonora Forenza, Curzio Maltese e Barbara Spinelli hanno risposto qui all’articolo.

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