La manifestazione contro il decreto immigrazione e sicurezza a Roma, il 10 novembre 2018.

I dubbi dei cinquestelle sul decreto sicurezza e il futuro del governo

La manifestazione contro il decreto immigrazione e sicurezza a Roma, il 10 novembre 2018.
19 novembre 2018 15:52

Il decreto immigrazione e sicurezza – approvato dal senato il 7 novembre – è arrivato all’esame della commissione affari costituzionali della camera: il 19 novembre si sono svolte alcune audizioni di esperti e associazioni come Save the children, rappresentanti dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), il garante nazionale per i diritti dell’infanzia Filomena Albano, alcuni rappresentanti del Tavolo asilo, Unar e Anci. Gli emendamenti potranno essere presentati entro il 20 novembre: Riccardo Magi di Più Europa ha detto di voler presentare cento emendamenti, qualche centinaio ne presenterà il Partito democratico, afferma Gennaro Migliore, e gli stessi cinquestelle ne presenteranno una decina. Ma il decreto arriverà in aula già il 23 novembre, lo hanno stabilito i capigruppo. Il governo potrebbe mettere la fiducia sul decreto per accelerarne l’approvazione, come è già avvenuto al senato. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, 19 parlamentari cinquestelle avrebbero scritto una lettera al capogruppo alla camera per chiedere di discutere delle modifiche al decreto.

Il presidente della commissione affari costituzionali della camera, Giuseppe Brescia del Movimento 5 stelle, in un’intervista con Internazionale esprime alcune critiche al decreto sicurezza, di cui è relatore in commissione, in particolare sugli articoli che prevedono l’abolizione della protezione umanitaria e i tagli al sistema di accoglienza Sprar, ma assicura che anche se i cinquestelle presenteranno degli emendamenti, l’ultima parola sarà della Lega. “Il governo si sta muovendo su un doppio binario”, spiega Brescia. In cambio l’M5s avrà l’ultima parola sul reddito di cittadinanza.

Brescia è considerato uno dei parlamentari cinquestelle più competenti sull’immigrazione (lo avevamo intervistato prima delle elezioni del 4 marzo, insieme ad altri candidati alle elezioni politiche italiane proprio su questi temi) e ha partecipato nella scorsa legislatura alla commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza italiano.

A che punto è il decreto?
Il decreto è arrivato una settimana fa in commissione, lo abbiamo incardinato e abbiamo fatto già due giornate di discussione in cui sono intervenuti tutti i partiti, alla presenza di Nicola Molteni, che rappresenta il governo. Il 19 novembre ci sono state le audizioni di diversi soggetti, come l’Anci e l’Unhcr. C’erano dei dubbi sul fatto che potessero svolgersi le audizioni, ma io ho fatto in modo che queste audizioni si svolgessero in ogni caso. In aula il decreto arriverà il 23 novembre, perché è già stato stabilito dalla conferenza dei capigruppo.

C’è ancora spazio per le modifiche al decreto?
Il decreto sicurezza è stato modificato con un maxiemendamento (presentato dal governo, ndr) al senato. Quindi al momento non credo che lo modificheremo. Io resto abbastanza critico su alcuni punti, credo che sia un decreto che si basa su due scommesse: la gestione degli arrivi e la gestione dei rimpatri. Se questi due fattori dovessero diventare problematici, ci potrebbero essere dei problemi sul territorio italiano.

Questo decreto colpisce il sistema di accoglienza Sprar, l’Anci ha chiesto di accogliere alcuni emendamenti su questo punto. Lei che ne pensa?
Non ci sono possibilità al momento di modificare il decreto. Il fenomeno migratorio è un fenomeno complesso: però bisogna dire che questo decreto si basa sul presupposto che le condizioni sugli arrivi rimangano invariate e che aumentino i rimpatri. La prima accoglienza, secondo il decreto, avverrà solo nei Centri di accoglienza straordinaria e nei Cara, mentre negli Sprar avverrà solo la seconda accoglienza. Questo sistema può funzionare solo se gli arrivi rimarranno nell’ordine di quelli di quest’anno, il 2018, se i rimpatri funzioneranno e se le commissioni territoriali esamineranno in maniera veloce le domande di asilo. In questo caso ci saranno tempi brevi per l’esame delle domande nei centri straordinari e poi un passaggio negli Sprar per coloro che sono titolari di protezione. Ma se la situazione dovesse cambiare di nuovo, allora noi avremmo un sistema incapace di assorbire un nuovo picco di arrivi e dovremmo di nuovo correre ai ripari.

Molti esperti (Ispi) hanno calcolato che il decreto potrebbe produrre 140mila nuovi irregolari nel corso dei prossimi due anni. Come pensate di far fronte a questo aumento?
Resto convinto che bisognerebbe affrontare la questione non solo con i rimpatri, ma anche con la regolarizzazione degli irregolari. Ma questo decreto non affronta la questione della regolarizzazione degli irregolari, chi è per esempio presente nel territorio da molto tempo e lavora in nero, magari nelle campagne, sfruttato dai caporali. In questo momento non c’è un modo per regolarizzare queste persone. Si punta tutto sui rimpatri, ma non abbiamo moltissimi accordi bilaterali di rimpatrio e non credo che nel breve periodo ci saranno nuovi accordi di rimpatrio. Per i paesi di origine questi accordi infatti sono molto sconvenienti. Bisognerebbe studiare a livello europeo un modo per rendere più convenienti questi accordi. Un dato che ci fa capire questo problema è il dato delle rimesse degli immigrati nei loro paesi di origine. Gli immigrati presenti sul territorio europeo riescono a portare nei loro paesi di origine con le rimesse una quantità di denaro quattro volte superiore a quello che l’Europa spende in cooperazione allo sviluppo. Fino a che questi saranno i dati, le strategie di rimpatrio saranno inefficaci. La cooperazione allo sviluppo spesso significa costruire strade che servono agli eserciti per spostarsi, ma quella non è cooperazione allo sviluppo, bisognerebbe portare lavoro. Beni essenziali che permettano a quelle popolazioni di non lasciare i loro paesi di origine.

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Che cosa ne pensa dell’abrogazione della protezione umanitaria prevista dal decreto?
Su questa parte io resto molto critico, non credo che le nuove articolazioni apportate possano coprire tutti i casi di persone che hanno bisogno di protezione. Questo articolo che prevede l’abrogazione della protezione umanitaria non mi piace, non mi vede favorevole. Nella realtà credo che ci siano delle leggi e delle convenzioni internazionali, e i giudici a mio avviso le faranno rispettare nei casi più controversi, per esempio per chi ha subìto trattamenti inumani e degradanti.

Lei voterà questo decreto?
Su questa questione credo che ognuno di noi debba pensare a tutta l’azione del governo nel suo complesso, non si può giudicare e prendere una decisione singolarmente su questo decreto. Questo decreto resta problematico, ma per tenere in piedi questo governo non credo che si possa rischiare di mandare tutto all’aria per delle sensibilità personali. Credo che si debba ingoiare questo rospo, per vedere approvate delle misure storiche come il reddito di cittadinanza.

Non state lasciando troppo spazio alla Lega su questi temi, pur essendo voi il partito di maggioranza nel governo?
Io credo che sia abbastanza chiaro che questo governo stia lavorando su un doppio binario. Noi abbiamo l’ultima parola su determinate tematiche e a loro è stato lasciato ampio spazio sui temi che riguardano la sicurezza e l’immigrazione. Quindi credo che sia questo il registro nel quale ci muoviamo tutti quanti.

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