Justin Vernon dei Bon Iver a Manchester, nel giugno 2018. (Jeff Kravitz, FilmMagic for Bonnaroo arts and music festival/Getty Images)

I Bon Iver tornano alla semplicità

Justin Vernon dei Bon Iver a Manchester, nel giugno 2018. (Jeff Kravitz, FilmMagic for Bonnaroo arts and music festival/Getty Images)
08 giugno 2019 13:59

Bon Iver, Hey, ma
I Bon Iver sono tornati. A tre anni di distanza da 22, a million, Justin Vernon sta per rimettere in pista la sua band. Il nuovo disco, che potrebbe intitolarsi iCOMMAi (ma non è confermato, per ora è solo il nome del sito dove la band sta postando il nuovo materiale), uscirà nei prossimi mesi. Nell’attesa sono usciti due inediti, Hey, ma e U (Man like), che faranno sicuramente parte dell’album e saranno probabilmente suonati dal vivo nel tour estivo dei Bon Iver, che toccherà anche l’Italia.

Rispetto al disco precedente, Vernon sembra essere tornato su arrangiamenti simili a quelli degli esordi. Il modo di scrivere canzoni resta lo stesso (e probabilmente non cambierà mai), ma in questi due pezzi rispetto a 22, a million la sua voce è più pulita e la struttura dei brani è più semplice. Hey, ma, un omaggio all’infanzia del cantante, sembra un po’ un pezzo di For Emma, forever ago, mentre U (Man like) è una canzone di protesta di ispirazione gospel, dedicata ai senzatetto e ai movimenti di protesta statunitensi, con ospiti come Moses Sumney, Jenn Wasner e Bryce Dessner dei National.

La ritrovata semplicità degli arrangiamenti sembra aver rivitalizzato la musica dei Bon Iver, che stava diventando un po’ troppo satura dal punto di vista sonoro. Soprattutto nel caso di Hey, ma, dove Vernon risfodera il suo infallibile falsetto, stavolta non troppo affogato nel vocoder. Vediamo se anche il resto del disco seguirà questa strada.


Erykah Badu e James Poyser, Tempted
È già passata una settimana, ma non mi sono ancora del tutto ripreso dal meraviglioso concerto di Erykah Badu al Primavera sound. Per prolungare il piacere in questi giorni mi sono riascoltato Tempted, cover di un brano del 1981 della band britannica Squeeze. La canzone è stata pubblicata ad aprile per il Record Store Day ed è da poco disponibile anche in streaming.

Badu, con l’immensa classe che si ritrova, ha fatto suo il pezzo, con l’aiuto del pianista James Poyser, portandolo in un’altra dimensione. Tempted, cronaca molto anni ottanta di un’infedeltà smascherata, diventa un brano da viaggio interstellare.

Rosalía, Aute cuture
A proposito di Primavera sound, uno dei concerti migliori del weekend catalano è stato sicuramente quello della star locale Rosalía, che si è esibita il 1 giugno sul palco principale, il Pull&Bear. Rosalía ha pubblicato proprio in questi giorni il nuovo singolo Aute cuture, omaggio al potere femminile. Perché, come dice lei, le unghie sono un’arte ma anche un’arma.


Goldlink, Tyler the Creator, Jay Prince, U say
Che bello risentire Tyler the Creator che rappa. Nel suo ultimo (splendido) album, intitolato Igor, l’avevamo sentito più che altro cantare. Qui invece, ospite del rapper di Washington D.C. Goldlink, il fondatore del collettivo Odd Future torna alle vecchie abitudini e ci ricorda com’è bravo con le rime.

Il pezzo di Goldlink però è interessante a prescindere da Tyler, con quelle percussioni quasi afrocaraibiche, parti di basso e di piano che fanno pensare al jazz e a un’atmosfera fumosa da club statunitense.


Lee “Scratch” Perry, Let it rain
Lee “Scratch” Perry ha 83 anni ma non ne vuole sapere di fermarsi. A partire dagli anni settanta ha fatto la storia del reggae e del dub, prima di tutto da produttore, lavorando con Max Romeo, Junior Murvin e Bob Marley & the Wailers, ma ha anche firmato dischi fondamentali per la scena giamaicana.

Per Rainford, il suo nuovo disco, è tornato a lavorare con un suo allievo, il produttore Adrian Sherwood, con il quale nel 1987 aveva registrato Time boom­ x de devil dead. I nuovi brani sono sghembi, sperimentali e ipnotici. Inossidabile.


P.S. Playlist su Spotify aggiornata. A presto!

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